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Vendite sui bancari, Borse in rosso

Una nuova pesante ondata di ribassi sul settore bancario (-2,36% il saldo a fine seduta dell’indice di settore) ha affossato la Borsa di Milano, ieri peggior listino in Europa con un ribasso dell’1,32 per cento.
Per le banche in Borsa il tema all’ordine del giorno è sempre lo stesso: il capitale e i rischi derivanti dal peso dei crediti in sofferenza sui bilanci. Una ferita sempre aperta su cui la trimestrale pubblicata martedì dal Banco Popolare (ieri peggior titolo con un ribasso del 9,09%) ha avuto l’effetto di una manciata di sale. La società infatti ha comunicato a sorpresa nuove svalutazioni sui crediti a rischio per 684 milioni di euro (quattro volte tanto rispetto alle svalutazioni fatte nello stesso trimestre dell’anno scorso). Una posta inattesa che ha pesato sul risultato netto di esercizio del primo trimestre 2016, archiviato con un rosso da 314 milioni di euro.
Una doccia fredda. L’ennesima per un mercato che in questi anni ha già dovuto fare i conti con pesantissimi accantonamenti: i 360 miliardi di euro di crediti deteriorati lordi del sistema bancario italiano sono stati già svalutati al 40% del loro valore nominale. La cura da cavallo tuttavia è destinata a continuare. Lo ha confermato lo stesso ad del Banco Popolare Pier Francesco Saviotti che, nel corso della conference call con gli analisti, ha comunicato che la Bce, nel suo ruolo di autorità di vigilanza, ha richiesto un aumento delle coperture sui crediti più problematici: dall’attuale 60% al 62% del loro valore nominale.
Il banco di prova a cui guardano i mercati è l’aumento di capitale da un miliardo di euro che la Bce ha imposto in vista della fusione con Bpm. «Alla luce dei deludenti risultati del Banco il rischio è quello che l’aumento avvenga a forte sconto» sostiene Stefano Girola gestore di Albertini Syz. Un rischio diluitivo che si ripercuote inevitabilmente sull’altra banca coinvolta: la popolare di Milano (secondo peggior titolo del Ftse Mib con un ribasso del 6,38%) nonostante quest’ultima, a differenza di Verona, abbia archiviato il primo trimestre in utile senza dover fare altre svalutazioni. Un matrimonio fortemente auspicato dalle autorità, quella tra le due banche, che sta presentando un conto forse più salato del previsto.
Per il settore bancario quella di ieri è stata l’ennesima seduta da dimenticare. L’indice Ftse Italia Banche ha perso il 2,36 per cento. Da inizio anno il saldo è negativo di oltre il 37 per cento. La capitalizzazione bruciata è pari a 37 miliardi di euro. Una flessione che riflette i timori del mercato sulla patrimonializzazione degli istituti di credito alle prese con lo smaltimento dell’enorme stock di prestiti malati eredità della recessione. Timori che gli interventi messi in atto in questi mesi da governo e industria bancaria non sono evidentemente stati in grado di scacciare. La garanzia pubblica sulla tranche senior (quella di maggior qualità) dei crediti cartolarizzati (cioè ceduti sul mercato), le novità legislative per accelerare il recupero crediti (come il patto marciano) e il varo del fondo Atlante sono considerati tutti passi nella giusta direzione. Ma evidentemente non sufficienti a risollevare le sorti del disastrato settore bancario. Nel caso del fondo Atlante, il cui compito è ricapitalizzare le banche in difficoltà e favorire lo smaltimento dei crediti deteriorati, una delle perplessità principali riguarda la sua dotazione, pari a 4,25 miliardi di euro, considerata da più parti troppo esigua. Su questo tema è intervenuto ieri il ministro delle finanze Pier Carlo Padoan che, in un’intervista a Bloomberg Tv, ha invitato tutti «a dare più tempo al fondo» auspicando che «il settore privato possa aumentare la propria partecipazione al veicolo garantendogli risorse aggiuntive». Secondo Padoan la partita più difficile, ossia il travagliato aumento di capitale della Banca Popolare di Vicenza, è stata giocata: «Non vedo altre situazioni così critiche nel panorama bancario italiano».

Andrea Franceschi

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