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Vendite auto, prove di ripresa

Si vede la luce in fondo al tunnel. Dopo mesi in caduta libera il mercato dell’automobile vede rosa. A settembre le vendite in Europa sono aumentate del 5,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, più di un milione e 150 mila le vetture immatricolate secondo i dati diffusi dall’Acea, l’associazione dei costruttori. Per gli analisti è un segnale importante di ripresa nell’area dell’Unione Europea, che diventerà più robusta verso la fine dell’anno. «La situazione è decisamente migliore», commenta Carlos De Silva di Ihs Automotive, «il peggio è alle spalle, si vedranno molti più raggi di sole da adesso». Questo nonostante alcuni criteri tecnici – settembre aveva un giorno lavorativo in più dell’anno scorso – che hanno inciso sul conto finale. E anche i più ottimisti ricordano che nell’arco dei nove mesi il bilancio resta in passivo per tutti, tranne che per l’Inghilterra. A fare ben sperare è la ripartenza di paesi provati duramente dalla crisi. In Spagna l’aumento è addirittura a doppia cifra (+28,5%) grazie agli incentivi, bene anche Francia e Inghilterra dove sono in vigore alcuni sgravi fiscali, mentre la Germania si ferma. Ma a tenere banco a Berlino è il caso delle donazioni fatte dai maggiori azionisti di Bmw al partito della Cancelliera Angela Merkel. Il ruolo della Germania è stato decisivo per ritardare l’entrata in vigore dei nuovi limiti di emissioni in Europa. Una politica sostenuta dalla potente lobby dei costruttori di lusso, preoccupati dagli alti costi per adeguare le loro vetture alle nuove regole.
In Italia invece di ripartenza non si parla. Il calo è stato più contenuto(-2,9%), – è vero – ma dopo 40 mesi con il segno negativo un rimbalzo prima o poi deve arrivare. Non nell’immediato, però: «Non sembra esserci un’inversione di tendenza» – osserva l’associazione delle case estere, Unrae – «almeno senza misure di sostegno, visto che la legge di stabilità non contiene nessuna azione specifica a favore della mobilità». Il fattore casalingo pesa sui risultati di Fiat: il gruppo perde il 3,4% immatricolando 63.768 vetture. Gli altri produttori «generalisti» – tutti tranne il gruppo Psa Peugeot Citroen – cavalcano l’onda della «ripresina». Se il Lingotto avanza in Francia (+14%), Regno Unito (+21,2%) e Spagna (+41,4%), l’Italia resta la «palla al piede» con un calo superiore all’11%. Ma i numeri sono anche frutto di una strategia aziendale precisa: difendere la redditività dei prodotti e la rete delle concessionarie «senza accettare la battaglia dei prezzi in atto nel nostro Paese». Che tradotto vuol dire: sconti eccessivi uccidono i profitti. Se la ricetta sarà quella giusta, si saprà fra pochi giorni, il 30 ottobre, alla presentazione dei conti del terzo trimestre. Intanto, ieri il titolo in Borsa ha ceduto il 3,99%. Preoccupa, fra le altre cose, lo stallo nella trattativa fra la Fiat e Veba nella partita per la fusione con Chrysler. I tempi del tribunale del Delaware, che dovrà stabilire quanto vale il pacchetto azionario in mano al fondo , si sono allungati a dismisura: a conferma che l’iter della giustizia americana non è poi così veloce, l’udienza è fissata per settembre dell’anno prossimo.
Per provare a sbloccare la trattativa entrano in scena anche i sindacati italiani. Una delegazione della Federazione Italiana Metalmeccanici partirà la settimana prossima per Detroit per incontrare i colleghi della United Auto Workers e il loro presidente Bob King. «Gli diremo che è indispensabile trovare un accordo, solo così si possono tutelare tutti gli stabilimenti sia dal punto di vista produttivo sia occupazionale», spiega Ferdinando Iuliano, segretario nazionale della Fim, che poi aggiunge: «L’offerta pubblica di azioni da parte del fondo Veba sul mercato azionario, contro le volontà di Fiat, è pericolosa per il futuro dei lavoratori italiani e americani».

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