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Vendite auto, la ripresa europea L’Italia cresce più della Germania

Adesso i costruttori possono abbandonare la cautela. È ripresa, per l’auto europea. E un po’ anche per quella italiana: il mercato resta fragile, sì, ma cresce per esempio più di quello tedesco.
Poco importa che il recupero continentale sia spinto da una domanda in un certo senso forzata: a guidare la classifica sono i Paesi maggiormente penalizzati dalla lunghissima recessione, quelli in cui il parco macchine è talmente invecchiato da rendere inevitabile — fine della crisi o meno — l’acquisto di nuove vetture. È in ogni caso ossigeno vero per il settore. Tradotto, in ottobre, in un incremento delle vendite pari al 6,5% rispetto al 2013 (percentuale che non a caso sale al 9,2% per l’Italia e scende al 3,7% per la Germania).
Il risultato porta a quota 14 i mesi consecutivi di crescita, e rende praticamente certo il primo bilancio in attivo dopo sei anni di crollo. Dai 15,573 milioni di auto vendute nel 2007, l’anno prima del crac, l’Europa era precipitata agli 11,856 milioni del 2013. Il 24% in meno, come sottolinea il Centro studi Promotor, con l’Italia in calo doppio. Ora, il Csp è in linea con Ihs Automotive (il maggior istituto internazionale di analisi del settore) nello scommettere su un saldo 2014 pari a 12,580 milioni di vetture.
È uno scenario che vede in recupero anche il nostro Paese, pur se in modo lento e non così marcato: sui dieci mesi restiamo sotto la media delle 28 nazioni Ue più le tre Efta (Islanda, Norvegia, Svizzera), con una crescita ridotta al 4,2% contro il 5,9% del Continente (dove la Germania si ferma comunque al 3%). In parallelo si è mossa Fiat Chrysler Automobiles: su a ottobre dell’8,4%, dunque più del mercato, con una quota in risalita al 5,9% e con un nuovo boom di Jeep (+74%) in evidenza tra i guadagni generalizzati dei marchi del gruppo; rialzo del 3,1%, quindi meno del mercato, sul periodo gennaio-ottobre (chiuso con la stessa quota del 5,9%).
È la tendenza, però, che la Borsa ha premiato con l’ennesimo massimo dell’anno e con il superamento del tetto dei 10 euro a Piazza Affari (chiusura a 10,15, +1,70%, e andamento analogo a Wall Street). La tendenza, e la scomposizione dei dati di ottobre. C’è la continua corsa di Jeep. E ci sono gli exploit sui maggiori mercati europei (esclusa la Francia, fanalino di coda Ue con un calo del 3,8%): le immatricolazioni Fca sono cresciute del 32,4% in Spagna, del 16,3% in Germania, del 13,5% nel Regno Unito.
Non è merito soltanto di Jeep, o del lusso Ferrari e Maserati (vendite raddoppiate). Le citycar restano, in attesa dell’Alfa, l’altra certezza del gruppo. Siano mass market o d’alta gamma. Panda e 500 insieme, per esempio, continuano a dominare il segmento A con una quota del 30%. Promettono gli stessi risultati per novembre, con ricadute positive anche per l’occupazione. A Pomigliano, dove si produce la Panda, erano previsti quattro giorni di cassa integrazione. Non ce n’è più bisogno.
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