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Vendite auto a picco. Termini va a Dr

di Raffaella Polato

MILANO — È un pessimo giorno, l'ennesimo, per il mercato italiano dell'auto: giù di un altro 9,3%. È un giorno buono comunque, di fronte all'alternativa di una chiusura secca, per il lavoratori Fiat di Termini Imerese: al ministero dello Sviluppo economico si chiude finalmente — dopo due anni e mezzo di «ricognizioni» e trattative a vuoto — l'accordo per il passaggio della fabbrica alla Dr Motor.
Il Lingotto farà quello che Sergio Marchionne ha promesso a Corrado Passera e che, sabato scorso, ha consentito di sbloccare i negoziati: mette sul tavolo la manciata di milioni (sei, da aggiungere ai 15 preventivati) che mancava al bilancio dei sindacati per far quadrare il loro «conto incentivi alla mobilità», ossia per accompagnare alla pensione tutti i 640 dipendenti che hanno i necessari requisiti anagrafici. Anche il nuovo governo fa la propria parte: garantisce — di nuovo: come chiedevano i sindacati — che quei pensionamenti non saranno toccati dalla riforma in arrivo. Da qui in poi, tocca a Massimo Di Risio.
L'imprenditore molisano ottiene al prezzo simbolico di un euro l'impianto siciliano, impegnandosi a riassumere progressivamente gli altri dipendenti (circa 900) e a far partire quella che il ministero guidato da Passera definisce «la reindustrializzazione del polo produttivo di Termini» (cui tutto questo è finalizzato). Avrà le chiavi dello stabilimento dal primo gennaio prossimo. Dalla stessa data avvierà il processo di riconversione e assicura che le prime Dr usciranno per fine 2012. Non saranno moltissime (l'obiettivo è di 60 mila vetture, ma solo a regime: e occorrerà aspettare il 2017). A sua volta, però, come ogni altro costruttore Di Risio deve sperare che il mercato si schiodi. Che il 2012, in Europa e in particolare in Italia, non sia così nero come tutto, oggi, lascia pensare.
I dati di novembre confermano il trend negativo. Se l'economia va male, e il fantasma della recessione è sempre meno teorico, per il settore va già peggio. Nell'ultimo mese sono state vendute solo 132 mila auto, un altro 9,3% in meno che porta il conto medio da inizio anno a un pesante -10,6%. Ossia, come accade ormai da un po' di tempo, sui livelli del 1996. La Fiat non fa meglio. Tra due settimane lancerà la Panda. Ma il modello che aiuterà a risollevare gli ordini arriverà nelle concessionarie soltanto da febbraio. Nell'attesa, anche novembre vede il Lingotto perdere suppergiù come la media del settore. Un po' di più, questa volta: il 10%, per una quota ferma al 28,5%.
Non bastano a bilanciare i buoni risultati di alcuni marchi. La nuova Ypsilon traina la Lancia a un +15% mensile, le nuove Jeep fanno più che raddoppiare il relativo brand (+113%), Mito e soprattutto Giulietta portano l'Alfa al +14,6% da inizio anno. Ma non sono i grandi volumi del marchio Fiat. E il conto, alla fine, resta il «rosso» parallelo a quello del mercato. O superiore, come accaduto in Francia: -7,6% le immatricolazioni complessive, -24% quelle del Lingotto.
Lingotto che però non è più solo Fiat. E non è più solo Europa. Se Marchionne, pur rivedendo i target continentali alla luce della nuova congiuntura, mantiene le promesse di conti in utile, è perché continua la lunga marcia di recupero Chrysler. Il Nord America ormai «fa» il 47% delle vendite di Torino (mentre il peso del fatturato europeo è sceso dal 60% al 32%). E negli Stati Uniti, Auburn Hills mette a segno una performance record: +45%. Il livello più alto mai toccato nei suoi venti mesi consecutivi di crescita.

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