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Vendite a distanza, per l’Iva si gioca in casa. Fino alla soglia

Per la tassazione Iva dei beni materiali commercializzati attraverso sistemi di vendita cosiddetti «a distanza», compreso il commercio elettronico «indiretto», le imprese operanti nell’Ue possono «giocare in casa» e applicare l’imposta del paese in cui hanno la sede, anziché quella del luogo del consumo. Questa semplificazione vale però solo fino a un determinato ammontare annuo di vendite, di regola 35 mila euro, al superamento del quale scatta l’imposizione, e di conseguenza l’obbligo di identificazione, nel paese del consumo.
Le regole sulle vendite a distanza. In ambito comunitario, le vendite di beni materiali nei confronti di privati consumatori, realizzate mediante sistemi a distanza, ossia per corrispondenza, su catalogo, via internet, o comunque con consegna nel luogo di destinazione a cura del fornitore, seguono una disciplina Iva speciale che prevede, in deroga al principio di tassazione degli scambi «B2C» nel paese di origine, la tassazione a destinazione. Le relative disposizioni, nell’ordinamento interno, sono contenute negli articoli 40 e 41 del dl n. 331/93.

Va ricordato che nonostante le citate disposizioni menzionino le «cessioni in base a cataloghi, per corrispondenza e simili», il loro raggio di applicazione è in realtà più ampio. Con la norma interpretativa dell’art. 11-quater del dl n. 35/2005, è stato infatti chiarito che l’espressione virgolettata deve intendersi riferita alle cessioni di beni con trasporto a destinazione da parte del cedente, a nulla rilevando le modalità di effettuazione dell’ordine di acquisto.

In sostanza, la norma interpretativa ha superato la nozione limitativa impropriamente adottata dal legislatore nazionale e previsto, in conformità con la normativa comunitaria, che le particolari regole stabilite per le «vendite a distanza» si applicano alle cessioni di beni che sono trasportati dal fornitore stabilito nel paese membro A, oppure per suo conto, a destinazione dell’acquirente privato consumatore nello stato membro B, indipendentemente dalle modalità di vendita (ordinazione su catalogo, per telefono, via internet, oppure conclusione del negozio presso la sede del venditore).

Pertanto, per esempio, se un privato consumatore italiano acquista mobili in un negozio in Lussemburgo, la cessione seguirà le regole delle vendite a distanza se il trasporto dei beni in Italia è effettuato dal fornitore o per suo conto.

Questa disciplina, invero, si presta a un facile aggiramento, essendo sufficiente che l’esecuzione del trasporto avvenga su incarico dell’acquirente per disapplicare le regole particolari per le «vendite a distanza» (tassazione a destinazione) e applicare quelle ordinarie per le vendite intracomunitarie «B2C» (tassazione all’origine).

Ma vediamo più in dettaglio, distintamente, la disciplina applicabile alle vendite a distanza poste in essere da operatori comunitari nei confronti di consumatori italiani (beni «in entrata») e quella applicabile invece alle vendite poste in essere da operatori italiani nei confronti di consumatori comunitari (beni «in uscita»).

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