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Vendita Valentino, inchiesta per evasione

Una colossale operazione di evasione fiscale. Per i magistrati della procura di Milano la vendita del 29,62% delle azioni del Valentino Fashion Group (Vfg) al fondo Permira avvenuta nel 2007 si sarebbe conclusa con oltre 65,6 milioni di euro di utili nascosti al fisco italiano. Soldi intascati dagli azionisti della società venditrice del pacchetto azionario, la lussemburghese International Capital Growth (Icg), che faceva capo alle famiglie Marzotto e Donà Dalle Rose, e trasferiti nel paradiso fiscale delle isole Cayman. Per questo il gip di Milano Gianfranco Criscione ha disposto il sequestro di un centinaio di case e appartamenti a Cortina d’Ampezzo, Roma, Padova e Vicenza ma sopprattutto di quote societarie appartenenti a 13 persone, tutte indagate per violazione dell’articolo 5 del decreto legislativo 74/2000 e cioè per omessa dichiarazione delle imposte, reato punito con la reclusione da uno a tre anni.
Gli indagati sono Vittorio, Matteo, Diamante, Margherita, Maria Rosaria e Cristiana Marzotto; Andrea, Isabella e Rosanna Donà Dalle Rose; Massimo Caputi (ex ad di Sviluppo Italia e Fimit, ed ex componente dei cda di Acea, Monte dei Paschi di Siena, Banca Agricola Mantovana e Antonveneta); Ferdinando Businaro; l’olandese Zech Bart e lo slovacco Pierre Kladny. Tutti, secondo il gip, avrebbero commesso il reato in qualità di soci e amministratori reali o di fatto della scatola lussemburghese Icg.
L’indagine nasce da una denuncia della Direzione regionale lombarda dell’Agenzia delle entrate inviata alla procura di Milano nel marzo dello scorso anno. Gli uomini del I Gruppo Tutela entrate del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza hanno lavorato per oltre un anno alla ricostruzione dei flussi finanziari su delega dei pm Laura Pedio e Gaetano Ruta, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco. Ora la ricostruzione di come si sarebbe svolta quell’operazione è scritta nero su bianco nelle decine di pagine del decreto di sequestro preventivo firmato dal gip.
I 13 indagati, tutti (ad eccezione di Businaro) azionisti del Vfg hanno acquistato nel 2007 una scatola lussemburghese, la Icg appunto, dove hanno fatto confluire le partecipazioni nella Vfg per poi rivenderle al fondo Permira con un guadagno di 199 milioni di euro. Per il gip, la Ict «una volta venduta la partecipazione in Vfg e svuotata del corrispondente prezzo, è stata ceduta e posta in liquidazione nei primi mesi del 2009, dimostrando così come il suo utilizzo sia stato fin dal principio preordinato al trasferimento in Lussemburgo delle plusvalenze derivanti dalla cessione delle partecipazioni Vfg omettendo così di dichiarare tale reddito in Italia». Secondo il gip, dunque, si tratterebbe di una esterovestizione in piena regola e i 199 milioni di euro dovevano essere assoggettati a un’imposta Ires del 33%, pari a oltre 65,6 milioni di euro.
Un sequestro «infondato» e un’ipotesi di soldi finiti alle Cayman «frutto di un evidente sbaglio» affermano invece gli avvocati Piero Longo e Niccolò Ghedini (il primo senatore e il secondo deputato del Pdl), difensori di alcuni degli indagati appartenenti alle famiglie Marzotto e Donà Dalle Rose. Riguardo al sequestro dei beni «in relazione a una asserita evasione fiscale nei confronti di alcuni esponenti del gruppo Marzotto – sottolineano i due legali – si sottolinea come tale decisione sia del tutto infondata. Vi sono già agli atti numerose consulenze e precisa documentazione attestanti l’avvenuta regolarità delle operazioni compiute, assolutamente appalesate al mercato e alle autorità di controllo». Inoltre, sostengono Longo e Ghedini, «come risulta dalla documentazione bancaria, le plusvalenze derivanti dall’operazione sono state puntualmente dichiarate, assoggettate a tassazione e rimaste pacificamente nell’ambito dell’Unione europea e, in particolare per la massima parte proprio in Italia. L’ipotesi quindi che fondi siano stati inviati alle isole Cayman – concludono i due difensori – è frutto di un evidente abbaglio».

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