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Vendita anticipata con l’Irpef

Commette evasione fiscale il contribuente che non versa l’Irpef sul fabbricato venduto prima del quinquennio in relazione alla parte data in locazione anche se una porzione è stata adibita a prima casa. In caso di immobile a uso promiscuo, quindi, la quota dell’imposta andrà calcolata tenendo conto degli appartamenti che producono reddito. È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 37169 del 7/9/2016, ha accolto il ricorso della contribuente accusata di evasione ma solo perché, dopo l’ultima riforma, non ha raggiunto la nuova soglia di punibilità. La vicenda riguarda la proprietaria di un fabbricato in parte adibito a prima abitazione e in parte locato. L’immobile era stato venduto prima del quinquennio e la donna non aveva versato l’Irpef usando come grimaldello l’uso promiscuo. Ora la Cassazione ha precisato che in questi casi l’imposta dev’essere versata, pena la responsabilità per l’illecito fiscale e il recupero d’imposta. In poche parole, ad avviso del Collegio di legittimità, l’articolo 67 del Tuir va interpretato considerando per implicito sussistente un contenuto che, in caso di uso promiscuo dell’immobile, dev’essere distinto ai fini impositivi la parte che rientra nella previsione agevolativa da quella che invece ne è fuori. Quindi il tributo dev’essere determinato sulla scorta di un calcolo percentuale basato su tale rapporto, peraltro facilmente ancorabile ai dati catastali. Infatti, ha precisato il Collegio di legittimità, interpretando la disposizione legislativa come ha fatto la difesa della donna si giungerebbe a risultati aberranti e senza dubbio alcuno estranei alla chiara ratio legis che è evidentemente quella di espungere dall’area della presunzione legale l’uso familiare dell’immobile ceduto nel quinquennio, anche se non illimitatamente. Basti pensare al caso in cui di un intero condominio il proprietario cedente (ovvero un suo familiare) abbia occupato soltanto un appartamento, avendolo locato per il resto a terzi. È chiaro che riconoscendo in tal caso l’esclusione «per intero» della plusvalenza lo scopo della norma impositrice sarebbe in concreto elusa. Di diverso avviso la Procura generale del Palazzaccio che era per l’inammissibilità del ricorso.

Debora Alberici

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