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Vendita Alitalia, la scelta di Toninelli «La compagnia resterà italiana»

«L’italianità punto fondamentale», «la compagnia tornerà di bandiera». Il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, conferma quanto già ventilato dal M5S in campagna elettorale: l’Italia deve tornare ad avere il suo vettore tricolore nell’ambito «di un piano strategico dei trasporti». Per farlo, dice il titolare delle Infrastrutture, «il 51% sarà in mani italiane», il restante 49% andrà ad un partner industriale, una compagnia capace di avere le economie di scala (e le garanzie patrimoniali) per competere nel segmento maggiormente esposto alla competizione internazionale.

In questi giorni un report avveniristico del più grande produttore al mondo di aerei, la Airbus, stima in 4.600 miliardi di dollari il valore del mercato mondiale dei servizi per gli aeromobili nei prossimi venti anni. Una torta destinata a triplicare tra la manutenzione dei velivoli, un accesso agevole ai ricambi e alle attrezzature, la formazione tecnica delle maestranze e gli aggiornamenti di sistema necessari per mantenere operativi gli aeromobili. Come ciò si concili con il mantenimento dell’italianità dopo la disastrosa esperienza di «Alihad» — dove i soci di controllo erano pur sempre italiani (Intesa Sanpaolo, Unicredit, la Immsi di Roberto Colaninno, Atlantia, Poste Italiane) — è complicato immaginarlo. Fonti vicine a Toninelli rilevano che si esclude una riedizione dell’esperienza dei «capitani coraggiosi». Nessun imprenditore chiamato a salvare la compagnia senza conoscere il settore. L’ipotesi più plausibile è che quel 51% sia equamente distribuito da due soggetti para/pubblici: 1) Cassa Depositi e Prestiti che è già chiamato a salvare l’Ilva; 2) Invitalia, il braccio finanziario del ministero dello Sviluppo. Sul restante 49% gli scenari sono infiniti. Ai soliti noti che avevano già manifestato il proprio interesse (easyJet, Lufthansa, Delta Air Lines, non il fondo Cerberus che ha un profilo finanziario) se ne aggiungono potenzialmente mille altri. La procedura di vendita è aperta. Presenta la scadenza del 31 ottobre, data entro la quale si dovrebbe individuare un compratore, previo accordo con i sindacati e il via libera dell’antitrust Ue. Tecnicamente «l’operazione 51%» è fattibile sotto il profilo della legislazione Ue, ma sarà il commissario Enrico Laghi a doverla studiare in modo che «avvenga a condizioni di mercato». Pende sulla testa la questione «aiuti di Stato» già ventilata da Bruxelles per il prestito ponte da 900 milioni concesso dal governo Gentiloni. Ciò che è certo è che al primo incontro, tenutosi settimana scorsa con i Commissari di Alitalia, i tre sottosegretari Michele Geraci, Andrea Cioffi e Armando Siri, hanno potuto visionare i documenti con i quali la compagnia sta procedendo alla ristrutturazione. In Tribunale a Civitavecchia è depositata la «relazione sulle cause di insolvenza». Propedeutica all’azione di responsabilità nei confronti dei manager della gestione Etihad.

Fabio Savelli

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