Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Vendesi banca disperatamente

Il «blitz» domenicale del governo ha permesso di salvare le quattro banche (Banca Marche, Banca dell’Etruria, CariFerrara e CariChieti) dal default. Un salvataggio il cui costo è però lievitato dai 2 miliardi iniziali a 3,6 mld. A imporlo è stata l’Unione europea, con cui governo e Bankitalia hanno contrattato per settimane lo schema di salvataggio. Si è così trovata la formula per evitare il no di Bruxelles al temuto aiuto di stato. Il peso della messa in sicurezza ricade infatti sul sistema bancario e quindi è considerato un salvataggio privato. Soprattutto è stato evitato che fossero chiamati in causa nel risanamento, oltre ai soci, anche i correntisti con capitali depositati oltre i 100 mila euro (il cosiddetto bail in).

Con la pubblicazione, ieri mattina, sulla Gazzetta Ufficiale, del decreto, è scattato dunque il meccanismo di salvataggio e, dunque, un mese prima del primo gennaio 2016, quando entrerà in vigore la nuova normativa sul bail-in. «La soluzione adottata», ha spiegato, in una nota, palazzo Koch, «assicura la continuità operativa delle banche e il loro risanamento, nell’interesse dell’economia dei territori in cui esse sono insediate; tutela pienamente i risparmi di famiglie e imprese detenuti nella forma di depositi, conti correnti e obbligazioni ordinarie; preserva tutti i rapporti di lavoro in essere; non utilizza denaro pubblico». Si procederà dunque allo scorporo delle attività in bonis dei quattro istituti; saranno create altrettante «banche buone», mentre le sofferenze saranno concentrate in un’unica bad bank che resterà in vita solo per il tempo necessario a vendere o a realizzare le sofferenze in essa inserite.

Il nuovo Fondo di risoluzione, previsto dalle norme europee e italiane e amministrato dall’Unità di risoluzione della Banca d’Italia, provvederà alla ricapitalizzazione delle quattro banche ponte per 1,8 miliardi (recuperabili in seguito alla prevista cessione) e alla copertura delle perdite pregresse per 1,7 miliardi, mentre altri 140 milioni serviranno a dotare la bad bank del capitale minimo per funzionare.

La liquidità necessaria al Fondo di risoluzione per iniziare subito a operare è stata anticipata da Banca Intesa Sanpaolo (1,7 mld), Unicredit e Ubi banca, a tassi di mercato e con scadenza massima di 18 mesi. La carica di presidente di ciascuna delle quattro banche ponte (con l’indicazione «Nuova» anteposto al nome della singola banca) sarà rivestita da Roberto Nicastro, ex direttore generale di Unicredit, che sarà affiancato da quattro a.d. L’impegno delle banche non è indifferente e anche ieri il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, non ha mancato di ricordarlo. Il comitato di presidenza dell’Abi, in una nota, ha sottolineato «i grandi e assai onerosi sforzi che le banche in Italia assumono ulteriormente per salvare le quattro banche: tali gravosi oneri si assommano ai costi della crisi e agli sforzi di rafforzamenti patrimoniali delle banche stesse per sostenere la ripresa, sempre senza alcun aiuto di stato o comunque pubblico, a differenza di quanto avvenuto e ancora avviene in altri paesi europei». «Tutti questi sforzi delle banche private in Italia», continua la nota, «sono indirizzati alla ripresa della fiducia e dello sviluppo, confidando nella continuazione degli sforzi, innanzitutto delle autorità italiane, per il completamento dell’armonizzazione delle norme per la piena concorrenza bancaria in Europa, senza privilegi o discriminazioni per alcuno».

Come detto, per le quattro nuove banche si apre subito un’asta per trovare un compratore. Per due di esse ci sarebbero già dei pretendenti: Ubi e Cariparma. La prima potrebbe puntare sulla Nuova CariFerrara, 106 filiali in Emilia-Romagna: si integrerebbe bene con il suo network distributivo (1.570 sportelli in tutta Italia). La Nuova Banca Marche, invece, la più grande delle 4 (324 punti vendita), farebbe gola a Cariparma, 900 filiali al Centronord.

Ubi potrebbe dare priorità a Ferrara, visto che con il Banco popolare e con Popolare Milano gli ostacoli non mancano. Concentrandosi in Romagna, tuttavia, il gruppo guidato da Victor Massiah spianerebbe la strada al polo Verona-Milano. A sua volta, La Popolare di Milano ha preso tempo su una possibile acquisizione: secondo Piero Giarda, presidente del consiglio di sorveglianza dell’istituto, «sono valutazioni che dovrà fare il management della banca, per vedere se c’è un interesse; al momento la questione non è stata mai lontanamente posta all’ordine del giorno» dell’istituto.

 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa