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Vegas: rischi da intervento privato su banche in crisi

«Non sono note le condizioni di redditività prospettica delle banche in crisi e quindi un intervento diretto da parte di altri intermediari potrebbe non rispondere a logiche di sostenibilità nel lungo periodo». Intervenendo ieri, in commissione Finanze al Senato, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle proposte legislative dell’Unione Europea in materia creditizia, il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ha richiamato l’attenzione sulle problematiche che potrebbero incontrare eventuali strumenti privati nella risoluzione di alcune crisi bancarie con un indiretto riferimento agli istituti oggi in difficoltà, dalle banche venete a Mps, fino alla Carige. Il ragionamento è il seguente: il sistema bancario italiano «non ha subito un profondo processo di ristrutturazione negli anni passati e dunque non ha ancora raggiunto nell’insieme quel livello di efficienza e redditività che consentono costose operazioni di salvataggio».
L’analisi di Vegas ha preso le mosse dalla crisi finanziaria e dalla diversa risposta messa in campo dai vari Stati. Fino al 2013, cioè prima che Bruxelles introducesse il principio del “burden sharing” (la condivisione degli oneri dei salvataggi), «tutti i principali paesi Ue – ha spiegato il presidente – hanno risanato e ristrutturato profondamente i propri sistemi bancari con un massiccio ricorso a risorse pubbliche, mentre l’Italia non ha affrontato il problema (se non facendo ricorso alle garanzie pubbliche sulle obbligazioni) anche se il nodo delle sofferenze stava già esplodendo». Così, ha chiarito Vegas, «l’Italia ha perso il treno», mentre paesi come l’Irlanda e la Spagna «hanno realizzato interventi che hanno portato a una profonda ristrutturazione di sistemi bancari che nel 2013 presentavano criticità anche più rilevanti rispetto all’Italia». Ha citato, non a caso, l’esempio del Banco Popular, «il primo vero caso di applicazione della Brrd» e «la cui ricapitalizzazione precauzionale è costata 3,5 miliardi ad azionisti e obbligazionisti subordinati». Ma quell’esperienza ha offerto al numero uno dell’Authority di vigilanza sui mercati anche l’aggancio per spostare poi l’attenzione sugli stress test che, proprio rispetto al Banco Popular – finito di recente nelle secche degli Npl e salvato dal Santander a un passo dal fallimento pur avendo superato in passato quel banco di prova -, hanno mostrato tutti i loro limiti. «Non hanno assolto alla loro funzione principale – ha proseguito Vegas – che è quella di prevedere situazioni di incapienza patrimoniale a fronte di scenari avversi: va dunque discussa profondamente la loro logica e le metodologie impiegate». E, sui crediti deteriorati, ha quindi ribadito la preoccupazione per la «richiesta molto pressante» delle autorità Ue «di liberarsi di tutti o di percentuali molto significative in tempi molto rapidi», con il rischio «di una svendita sostanziale» in caso di accelerazione. Infine, Vegas ha illustrato le proposte di revisione della Brrd avanzate dalla Consob, tra le quali figura «l’esenzione dal bail-in delle obbligazioni ordinarie sotto i 100mila euro», su cui è arrivato a stretto giro l’apprezzamento del presidente della commissione Finanze del Senato, Mauro Maria Marino (Pd).

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