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Vegas Presenta la Consob all’«economista» Letta

I preparativi per l’annuale incontro della Consob con il mercato finanziario, quest’anno, sono stati più complessi del passato. La lunga fase di incertezza post elettorale sulla formula da dare all’esecutivo ha richiesto infatti un doppio invio degli inviti alle personalità istituzionali e di governo. Con le conferme arrivate all’ultimo minuto.
Palazzo Mezzanotte
Giuseppe Vegas, presidente della Commissione per le società e la Borsa e oggi a Palazzo Mezzanotte a Milano padrone di casa all’appuntamento con gli investitori e i protagonisti dei listini, sembra che non si sia lasciato condizionare più di tanto. La sua relazione segue infatti il percorso impostato al momento del suo insediamento, tre anni e mezzo fa, e si inserisce perfettamente nel dibattito diventato per tutti prioritario nel paese. Anche per il capo del nuovo governo, Enrico Letta, che ad una settimana dal giuramento, farà il suo primo intervento pubblico proprio partecipando all’incontro della Consob con la comunità finanziaria e bancaria italiana. L’interrogativo su cui ruotano le riflessioni di Vegas, al di là della messa a fuoco dei problemi strutturali relativi agli scambi azionari, riguarda il possibile contributo della Borsa alla crescita dell’Italia. Cosa cioè Piazza Affari può fare per sostenere l’economia reale. Cosa può fare per fare arrivare le risorse alle imprese, soprattutto quelle di minore dimensione, lasciate a bocca asciutta dalle banche che hanno stretto i cordoni del credito. Il mercato dei capitali può rappresentare un’alternativa appetibile a patto di superare la resistenza delle piccole aziende italiane ad abbandonare la tradizione della gestione familiare e ad affrontare i costi e le trasformazione che il salto in Borsa può rappresentare.
Apertura ai «piccoli»
L’idea individuata — ed oggi Vegas ne parla in dettaglio — è quella della Borsa low cost o meglio del progetto «Più Borsa» messo in pista in marzo dalla Consob e dagli altri protagonisti del mercato. L’obiettivo è quello di attuare da una parte meccanismi di assistenza per le Pmi (che Borsa Italiana già seleziona nel progetto Elite) in un percorso di apertura al mercato del capitale di rischio e, dall’altra, di individuare formule in grado di incrementare l’interesse degli investitori istituzionali nei confronti di questa categoria di imprese. L’iniziativa è nata per dare sì alle piccole aziende un’alternativa al canale di finanziamento bancario ma anche per rivitalizzare la stessa Borsa italiana che continua, anzi lo è sempre di più, sottodimensionata. La capitalizzazione per esempio, che a fine 2012 era pari a 365,4 miliardi di euro, rappresenta una quota modesta, circa il 22%, del Pil, molto distante da quella registrata in altri Paesi della Ue, come il 110% del Regno Unito o il 56% della Francia. In questo contesto si inquadra la consolidata avversione delle Pmi verso il mercato del capitali: pur costituendo la parte preponderante del tessuto produttivo, oltre il 77,5% del totale, rappresentano infatti solo una percentuale ridotta, appena il 16,4%, delle società quotate.
Incognite congiunturali
Certo ci sono le incognite del mercato e del quadro congiunturale a pesare sul progetto anche se la situazione finanziaria europea e italiana appare avviata ad una decisa schiarita. Lo dicono proprio gli andamenti dei listini per lo più trainati dall’euforia di Wall Street, arrivata al sesto mese consecutivo di segno positivo. E lo dicono il calo degli spread dei titoli italiani rispetto ai corrispondenti Bund tedeschi e dei rendimenti di Bot e Btp, sia in sede di asta sia negli scambi sul secondario. I motivi sono in gran parte esterni ai destini dell’Italia, visto che dipendono soprattutto dal ritorno di fiducia sull’euro, determinato dalle misure non convenzionali definite dalla Bce nonché dalle massicce azioni di quantitative easing varate dalla Federal Reserve Usa e da ultimo dalla Banca centrale del Giappone che hanno messo in circolazione una montagna di liquidità in cerca di investimenti convenienti.
Ma al di là del trend positivo di Piazza Affari che nei primi 4 mesi del 2013 ha guadagnato il 3,4% passando da una capitalizzazione di 365,4 miliardi ad una di 384,1 miliardi, Vegas guarda con più attenzione, e preoccupazione, alle tensioni sul debito sovrano che condizionano le quotazioni dei titoli delle banche, che a loro volta rappresentano il core business della Borsa. E su questo fronte, su quella che all’incontro del 2012 Vegas aveva definito «la dittatura dello spread», le schiarite ci sono ma le nubi non sono state ancora spazzate via.

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