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Vegas manda le carte Telecom in Procura

Comunque vada, dall’assemblea Telecom del 20 dicembre nessuno uscirà vincitore. La Consob ha spedito ieri la seconda tranche di documentazione alla Procura di Roma (la prima era già andata a fine novembre) con le valutazioni preliminari dell’ispezione di metà novembre. In particolare le contestazioni riguardano le modalità di collocamento del convertendo, la mancata attivazione preventiva della procedura con parti correlate, la cessione frettolosa di Telecom Argentina: il tutto rientra nel cappello più generale della disciplina civilistica sul conflitto d’interessi ai sensi dell’articolo 2391 del codice civile, che, in caso di danno provato alla società, prevede addirittura la reclusione. Il caso BlackRock (le comunicazioni “errate” alla Sec) è troppo recente per far parte del pacchetto, ma la Consob sta già indagando su eventuali acquisti (anche con derivati) su Telecom da parte di Telefonica, che, con il superamento della soglia del 10% da parte di qualsiasi soggetto, avrebbe avuto mani libere per farlo, secondo i nuovi patti Telco. Fonti di Madrid smentiscono però l’ipotesi: nessun acquisto per superare (indirettamente e direttamente) il 15%.
Sul versante dell’assemblea, Telco non ha di fatto risposto alla Consob che evidenziava «l’opportunità» di rendere note al mercato le eventuali candidature nell’ipotesi che, passando la revoca, si procedesse con l’integrazione del consiglio rispetto ai nove nomi delle due liste di minoranza: due di Telco (il vice-presidente di Telefonica Julio Linares ha ritirato la candidatura) e sette di Assogestioni (nessuno di questi può essere nominato presidente o ad). La holding partecipata da Telefonica, Generali, Mediobanca e Intesa ha solo confermato che in data 12 dicembre ha convocato per il 19 il consiglio, dove prenderà le opportune decisioni. Findim invece già lunedì ha avanzato cinque nomi, tra i quali figura quello di Vito Gamberale che però, in quanto ad di F2i che ha in pancia Metroweb, ricadrebbe nel caso dei candidati che svolgono attività in concorrenza con Telecom, per i quali sarà proposta in assemblea «apposita votazione di autorizzazione ai sensi dell’articolo 2390 del codice civile». Dopo la rinuncia di Linares, ci sarebbe solo un altro nome in “conflitto”, quello di Giuseppe Donagemma (lista Assogestioni) per aver dichiarato di svolgere consulenza per Ceragon nello sviluppo di attività con Vodafone. Una nota Telecom spiega che la mancata autorizzazione «non invalida l’elezione del candidato in concorrenza, incidendo soltanto sul regime di un’eventuale successiva revoca e delle responsabilità dell’amministratore», il quale, per l’inossevanza del divieto di svolgere attività in concorrenza, può essere revocato e rispondere di eventuali danni.
Comunque, in caso di revoca, sia che il consiglio resti a 15 sia che scenda a 10, qualsiasi nome sia fatto in assemblea, solo quelli indicati da Telco, che ha il 22,4%, saranno nominati, dato che il grosso dei fondi voterà la lista Assogestioni e poi si asterrà. Molto probabilmente la revoca non passerà, ma il dissenso si preannuncia alto e non è escluso che il cda in carica decida trarne le conseguenze. Intanto Angelo Provasoli, cooptato da un mese nel board Telecom, ha chiesto di non essere confermato in assemblea e tantomeno si presenterà per l’eventuale rinnovo del cda. Motivo molto semplice: l’incarico in Telecom in questo momento richiede un impegno notevole e perciò incompatibile con gli altri impegni del presidente Rcs (che fa parte anche del comitato privatizzazioni).
Da ultimo, ma non in ordine d’importanza, il presidente della commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti, ha riferito di un colloquio con Gabriele Galateri, sollecitato dallo stesso presidente Generali, dopo l’annuncio dei nuovi accordi tra i soci Telco e Telefonica. In un intervento a «L’Unità», nel quale sollecita il premier Enrico Letta e il segretario pd Matteo Renzi a battere un colpo, Mucchetti scrive che «Galateri ha detto di aver avuto il via libera da chi di dovere prima del 24 settembre. Letta mi ha sempre detto di non averne saputo nulla. E questo il Governo ha detto in Senato». Galateri ha declinato commenti a riguardo.

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