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Vegas, il bail-in così non va

Europa sì, purché si cambi, soprattutto in campo finanziario: è il messaggio lanciato a Milano da Giuseppe Vegas nel suo ultimo discorso da presidente della Consob, in occasione dell’incontro annuale con il mercato. Vegas, il cui mandato settennale è in scadenza a fine anno, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa iniziando dallo «shock normativo» rappresentato dal bail-in.

Pur essendo stato progettato «con l’obiettivo di evitare il contagio tra banche e debiti sovrani, limitare gli aiuti di stato e garantire maggiore concorrenza nel settore, le modalità concrete di attuazione hanno introdotto elementi fortemente discorsivi».

Vegas ha sottolineato che «al tavolo del regolatore europeo, cui Consob non è stata chiamata, non si è tenuto nella dovuta considerazione l’impatto sui piccoli risparmiatori». Anche se sul piano metodologico il passaggio al bail-in «ha una sua logica», la scelta di adottare la nuova disciplina con effetto retroattivo «si è rivelata infelice e poco ponderata e contrasta con i diritti di fondo del diritto»: ecco perché «va corretta quanto prima». Secondo il presidente dell’authority, «in assenza di un’adeguata fase di transizione il bail-in si è rivelato uno shock normativo che ha contribuito a minare la fiducia nel sistema bancario e ha anche ridotto, fin quasi ad azzerarlo, lo spazio di manovra della vigilanza preventiva».

Vegas ha proposto di riconsiderare anche il coinvolgimento degli obbligazionisti, per esempio introducendo una soglia di salvaguardia a 100 mila euro, analoga a quella prevista per i correntisti. Con il bail-in «è stata modificata con un tratto di penna la natura di strumenti finanziari, come le obbligazioni subordinate, emessi e collocati anni prima: prodotti a basso rischio, presenti nei portafogli di tanti piccoli risparmiatori, si sono trasformati di colpo in prodotti rischiosi e inadeguati.

Infatti, secondo la relazione annuale dell’authority, le emissioni di prodotti finanziari non-equity di emanazione bancaria (obbligazioni, covered warrant e certificates) si sono sostanzialmente dimezzate l’anno scorso rispetto al 2015, con riferimento sia ai volumi (quasi 22 miliardi di euro nel 2016) sia al numero di titoli offerti (1.270).

Vegas si è poi soffermato sull’architettura della supervisione finanziaria, in vigore dal 2011, che «merita di essere riconsiderata: è auspicabile una semplificazione.

Il traguardo di due soli soggetti rappresenterebbe un consistente passo in avanti: da una parte un’autorità preposta alla supervisione micro-prudenziale, dall’altra un’autorità che si occupi della correttezza dei comportamenti, perseguendo con particolare attenzione l’obiettivo della tutela dei risparmiatori e degli investitori».

Giacomo Berbenni

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