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Vecchio Continente favorito nel derby con l’America

Borse europee ancora in pista per un possibile rally di fine anno, dopo il parziale recupero delle vistose perdite registrate in estate. É questa la view dominante tra gli strategist di portafoglio e i fund manager in merito alle prospettive di performance dei principali listini europei. Mercati che in media (indice Eurostoxx50), sono cresciuti dell’8,7% da gennaio, con Francoforte su del 10,4%, Parigi del 14,4% e Milano, la star, del +19,3%. Non sono i numeri eccezionali di fine luglio, ma gli investitori non hanno motivo di recriminare.
«Soprattutto perché se il ciclo della ripresa economica si consoliderà, come noi crediamo, le società più sensibili a un aumento della domanda e dei consumi, come le banche, tra cui Bnp Paribas e Deutsche Postbank, gli industriali, ad esempio Siemens, o i produttori di semiconduttori, tra cui l’olandese Asml, fino ai tanto penalizzati petroliferi, ricordiamo Totalfina e Royal Dutch, potrebbero regalare ancora ottime soddisfazioni agli investitori», afferma Nicola Esposito, direttore investimenti di Tendercapital, una società di investimento con sedi a Londra, Milano e Lugano.
Punti di forza
Le azioni europee non sono care. Ne sono convinti gli strategist dei mercati azionari del gruppo bancario elvetico Ubs, guidati da Nick Nelson che in un report appena pubblicato sottolineano che «il rapporto prezzo/utili medio, oggi a 14,7 è di pochissimo al di sopra delle medie storiche di lungo periodo. Ma questo dato non tiene conto delle dinamiche di aumento degli utili societari. Se si considera l’eurozona, per esempio, gli utili nel 2015 dovrebbero crescere del 15%. Solo Gran Bretagna e Svizzera, subiranno un calo rispettivamente del -14% e del -4%, mentre Wall Street, secondo Goldman Sachs, dovrebbe mettere a segno un modesto incremento del +1%. «Per quanto riguarda l’Eurozona — sottolinea una nota di Lazard Frères Gestion — il livello medio dei profitti in Europa è ancora del 20% inferiore rispetto alle punte del 2007, mentre negli Stati Uniti è più alto del 35%». I margini di crescita degli utili, e quindi delle quotazioni dei titoli, apparentemente non mancano
Le scelte
La scommessa prevalente degli strategist, come abbiamo visto, è orientata verso i titoli più ciclici, anche se non manca chi punta sui valori più «difensivi» e sugli alti dividendi (vedi articolo sotto). E sempre Ubs sottolinea come nelle ultime settimane i titoli dell’energia abbiano avuto una performance relativa del +10% in confronto ai «difensivi» farmaceutici.
«Crediamo che i titoli petroliferi potrebbero essere una delle maggiori sorprese del 2016 perché i tagli agli investimenti in impianti produttivi di questi ultimi 12 mesi potrebbero riportare i prezzi del barile verso i 55-60 dollari», afferma Esposito. Che tra i grandi gruppi europei del settore predilige in particolare la francese Total e l’anglo-olandese, Royal Dutch. Anche gli analisti del Credit Suisse puntano sulla crescita, in questo caso di società come il produttore di semiconduttori Arm o il gruppo industriale francese Scheider. «I grandi industriali, tra cui Siemens sono sicuramente in pole position per intercettare il miglioramento della congiuntura europea, tanto più che non ci aspettiamo una decelarazione incontrollata delle economie asiatiche», aggiunge Esposito. Ma nella playlist azionaria degli analisti di Tendercapital figurano anche società caratterizzate da trend di crescita secolare, come la francese Ingenico (terminali per il pagamento elettronico), o gruppi concentrati sulla sicurezza delle transazioni online, tra cui l’olandese Gemalto.

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