Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Vecchio assegno, Italia ed Europa dicono addio

Prima dell’avvento dell’euro era uno degli strumenti più amati e popolari per saldare il conto, ora la Banca centrale europea ne certifica la fine in tutta Europa: nel 2013 meno del 5% di tutti i pagamenti diversi dal contante in media sono stati regolati con un assegno, stima la Bce. E l’Italia è appena sopra la media. Ma la curva è in continua flessione e tende sempre di più verso lo zero in tutto il Continente. Con il Nord Europa un passo avanti agli altri Paesi: già oggi nessuno paga più con un assegno in Svezia, in Finlandia, in Danimarca, in Germania, in Polonia, in Slovenia, in Slovacchia, nelle Repubbliche baltiche. Tra i Paesi periferici spicca la Spagna, dove l’anno scorso appena lo 0,67% delle transazioni sono state effettuate con assegni.
Al pensionamento definitivo degli assegni sta arrivando anche l’Italia, anno dopo anno. Nel 1999, ad esempio, gli assegni rappresentavano il 41,6% di tutti i pagamenti diversi dal contante. L’anno scorso la percentuale è scesa di un ulteriore 0,84% fino a rappresentare il 5,63%. Una rivoluzione culturale, se si pensa in quante mani finiva fino a pochi anni fa quel rettangolo di carta grazie a una semplice girata. Resiste invece la Francia, dove il 13,58% dei pagamenti è ancora regolato in assegni, ma il record è di Malta (26,28%) e di Cipro (16,38%).
La scomparsa di questo mezzo antiquato e costoso di pagamento, che impone la presentazione fisica del pezzo di carta a ogni tappa della sua lavorazione, come prevede la Convenzione di Ginevra del 1931 che ancora lo regola, è stata progettata a tavolino dai signori dei pagamenti, perché inadatto al sistema unico europeo, riorganizzato per diventare più moderno ed efficiente dopo l’adozione della moneta comune.
In un’Europa dove aumenta progressivamente il numero di transazioni senza contante (100 miliardi l’anno scorso, il 6% in più), le carte di credito sono così diventate il mezzo di pagamento preferito dei circa 508 milioni di cittadini Ue: nel 2013 il numero delle carte è salito a 760 milioni (+3% rispetto al 2012), con una media di 1,5 pagamenti a testa, per un totale di 43,6 miliardi di operazione (+9,6%) e un controvalore complessivo di 2,2 triliardi di euro. Il valore medio? Circa 49 euro a transazione.
In Italia il numero di pagamenti effettuati con le carte nel 2013 è cresciuto a 40,41 miliardi (+2,2%), rispetto ai 13,91 miliardi di operazioni di addebiti diretti (-0,21%) e ai 28,10 miliardi di transazioni di trasferimenti di crediti (-1,48%).
La controprova della crescita dei pagamenti elettronici? Diminuiscono gli Atm, gli sportelli automatici per prelevare contante: erano 430 mila l’anno scorso (-0,2%). Ma allo stesso tempo si riduce in maniera marcata (-1,9%) anche il numero dei Pos (point of sale), scesi a 9,1 milioni di unità in tutta Europa. Il sintomo che per molti negozianti stanno diventando sempre più onerosi o forse perché la crisi costringe alla chiusura molti esercizi.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il management di Mediobanca confeziona una trimestrale con 200 milioni di utile netto, meno di un an...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Nessun rilancio sul prezzo, ma un impianto complessivamente più flessibile e con qualche passo avan...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le recenti modifiche apportate alla legge 130/1999 (disposizioni sulle cartolarizzazioni dei crediti...

Oggi sulla stampa