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Vecchie tariffe fino al 23 luglio per liquidare le spese giudiziali

Le tariffe forensi sono valide sino al 23 luglio. Da allora in poi il punto di riferimento diventano i parametri appena approvati con decreto del ministero della Giustizia. A queste conclusioni approda il tribunale di Monza con sentenza del 6 agosto, forse la prima con la quale si affronta la fase di passaggio da un regime all’altro nelle modalità di determinazione delle spese giudiziali.
La sentenza sottolinea che per la liquidazione delle spese processuali non si può che continuare a fare riferimento alle tariffe forensi disciplinate dal decreto ministeriale n. 127 del 2004 di cui il decreto legge n. 1 del 2012 ha disposto la sopravvivenza fino all’approvazione dei nuovi parametri e, comunque, fino al centoventesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione entrata in vigore lo scorso 24 marzo.
È vero, avverte la pronuncia, che con decreto del 1° agosto il ministero della Giustizia ha ufficializzato il nuovo strumento dei parametri, ma è anche vero «che il regime transitorio per la liquidazione delle spese giudiziali non può che fare riferimento, anche per quella che in precedenza era la componente più importante delle spese giudiziali (le voci attinenti agli onorari di avvocato) alle norme vigenti alla data in cui l’attività difensiva è terminata». Un criterio, tra l’altro, che è quello normalmente adottato dalla Corte di cassazione nel caso di sopravvenienza di nuove tariffe nel corso della prestazione di assistenza legale.
Le tariffe abrogate devono poi continuare a rappresentare un punto di riferimento anche per un’interpretazione sostanziale della normativa del decreto di inizio anno, nella parte che disciplina la determinazione del compenso al professionista in caso di mancato accordo con il cliente.
Se così, l’attività giudiziale dell’avvocato della parte risultata vittoriosa che si è conclusa prima del 23 luglio (data in cui la sopravvivenza delle tariffe è definitivamente caduta), la liquidazione dovrà avvenire con riferimento ai “vecchi” importi tariffari, in conformità alla nota spese redatta e depositata in giudizio dai difensori con il loro ultimo atto difensivo. «Se invece – conclude la sentenza – la conclusione dell’attività difensiva, con il compimento dell’opera professionale, si abbia dopo l’intervenuta abrogazione, l’entrata in vigore dei nuovi parametri ministeriali farà sì che la liquidazione giudiziale delle spese di soccombenza avvenga in base a questi e non più in base alle previgenti tariffe, ancorchè alcune attività siano state svolte nel vigore di queste».

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