Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Vecchie svalutazioni riscadenzate

Con l’approdo in Gazzetta Ufficiale il Dl 83/2015 produce effetti fiscali (articoli 16 e 17) per le banche. Prende, dunque, un assetto definitivo la normativa su svalutazione e perdite su crediti e diventa operativo il blocco della trasformazione in crediti verso l’Erario delle imposte anticipate iscritte in relazione ad avviamenti e attività immateriali (si veda Il Sole del 26 giugno). In particolare, le svalutazioni in diciottesimi non ancora effettuate rientrano nel monte complessivo e il blocco alla trasformazione delle Dta in crediti d’imposta viene meno solo per quelle iscritte nel 2015. 
In generale, con decorrenza dall’esercizio 2015, scatta la deducibilità immediata e per l’intero ammontare delle svalutazioni e perdite su crediti verso la clientela nell’anno di rilevazione in bilancio. Solo per il 2015 la deduzione è limitata al 75% con rinvio del residuo 25% ai successivi esercizi. Le perdite realizzate con cessione dei crediti a titolo oneroso restano deducibili interamente al pari della legislazione attuale. Per l’individuazione delle voci di bilancio interessate si può vedere la circolare n. 14/E/2014. Per il transitorio, dato che secondo l’articolo 106, comma 3 pro tempore vigente, negli esercizi 2013 e 2014, le perdite e svalutazioni erano deducibili in cinque esercizi mentre sino al 31 dicembre 2012 erano deducibili nella misura massima dello 0 ,30% dell’ammontare dei crediti iscritti in bilancio con deduzione dell’eccedenza nei 18 esercizi successivi, viene ora previsto che l’ammontare di svalutazioni e perdite non ancora dedotte al 31 dicembre 2014 si recuperi secondo questa diversa scansione: 2015 zero, 2016 5%, 2017 8%, 2018 10%, 2019-2024 12%, 2025 5%. Pertanto, tutte le svalutazioni pregresse perdono l’originaria cadenza riposizionandosi secondo il nuovo calendario. Arriveranno istruzioni applicative laddove sia già intervenuta una parziale trasformazione delle Dta in crediti verso l’Erario. Alle svalutazioni del punto precedente si somma anche il 25% delle svalutazioni/perdite non dedotto nell’anno 2015.
Nella determinazione degli acconti Ires dovuti per il 2015, 2016 e 2017 non si tiene conto delle modifiche introdotte con la conseguenza di non dover considerare né degli effetti dell’immediata deducibilità delle perdite/svalutazioni, né della rimodulazione del rientro delle deduzioni in corso. Si attendono chiarimenti sulle concrete modalità applicative. Le modifiche sono previste anche per l’Irap tenendo però conto che per questo tributo la rilevanza delle svalutazioni dei crediti verso la clientela fu introdotta solo dall’esercizio 2013. La riscadenzatura delle svalutazioni non dedotte porta di conseguenza a un differimento del recupero prima previsto in quattro anni.
Le novità introdotte dal Dl – consistenti in una diversa modulazione temporale della deduzione – non incidono sulle imposte anticipate (Dta) già iscritte nei bilanci pur imponendo la revisione delle originarie scadenze di rigiro, al netto delle eventuali trasformazioni in crediti verso l’erario. L’articolo 17 prevede, infine, la non trasformabilità in crediti di imposta delle Dta iscritte a fronte dell’avvenuto affrancamento ai fini fiscali di avviamenti e altre attività immateriali. La trasformazione è possibile a fronte di perdite civilistiche o fiscali (Ires) o di valore della produzione netta negativa (Irap). La possibilità di trasformazione viene meno solo per le Dta iscritte per la prima volta in bilancio, dal 2015.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Primo giorno di lavoro in proprio per Francesco Canzonieri, che ha lasciato Mediobanca dopo cinque a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

 Un passo indietro per non sottoscrivere un accordo irricevibile dai sindacati. Sarebbe questo l’...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Doveva essere una Waterloo e invece è stata una Caporetto. Dopo cinque anni di cause tra Mediaset e...

Oggi sulla stampa