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Vecchie liti Iva, sanatoria legittima

di Paolo Centore

Via libera comunitario alla transazione delle liti Iva, secondo le conclusioni rese ieri dall'avvocato generale presso la Corte di giustizia nella causa C-500/10. La vicenda sottoposta al giudice comunitario dalla Commissione tributaria centrale (sezione di Bologna) riguarda la compatibilità con il diritto comunitario delle disposizioni del Dl 40/2010, convertito dalla legge 73/2010, nella parte in cui (articolo 3, comma 2bis) preclude al giudice tributario di pronunciarsi sull'esistenza della pretesa tributaria, e così sostanzialmente ne dispone la totale rinuncia, quando essa sia stata ritenuta insussistente in due gradi di giudizio.

Sul punto la Corte di giustizia si è già pronunziata (sentenza 17 luglio 2008, causa C-132/06) ritenendo la sanatoria prevista dalla legge 289/2002 (il condono tombale) contraria ai principi comunitari, in quanto aprioristica rinuncia da parte dello Stato membro all'applicazione dell'Iva dovuta. Sulla scia di questa pronunzia, è intervenuta la Cassazione (sentenza 13 ottobre 2009, n. 21719), ampliando la valenza della censura dei giudici comunitari, limitata al "condono tombale", a ogni altra forma di definizione agevolata dell'Iva.

La Commissione europea, all'udienza del 22 settembre 2011, ha strenuamente sostenuto il dubbio di compatibilità avanzato dai giudici nazionali, convinta che la disposizione del Dl 40/2010 costituisca una sorta di "decapitazione" dei processi tributari, oltretutto gratuita, se il processo è in terzo grado (articolo 3, comma 2bis, lettera a), ovvero con un pagamento irrisorio (5%), se innanzi alla Cassazione (articolo 3, comma 2bis, lettera b). Decapitazione che appare del tutto illegittima considerando che, secondo la Commissione, «tutti i condoni nel settore del l'Iva «pregiudicano per definizione il corretto funzionamento del sistema comune dell'Iva e violano di conseguenza il principio della neutralità fiscale».

Da qui la richiesta della Commissione europea di estendere le indicazioni della sentenza C-132/06 a ogni forma di condono, ivi compresa la transazione per le liti «di annata», trattate, appunto dal l'articolo 3 del Dl 40/2010.

Diversa è l'opinione dell'Avvocato generale sul punto. Nelle conclusioni si osserva che, a differenza della legge sul condono (legge 289/2002), le disposizioni oggetto di verifica in punto di compatibilità non rappresentano una rinunzia aprioristica e immotivata alla pretesa fiscale. Più in dettaglio, l'Avvocato generale osserva che la norma controversa «si applica alla fase giurisdizionale e non alla fase amministrativa per la quale sono competenti le autorità fiscali» e che «non favorisce in particolare i soggetti colpevoli di frode fiscale. In effetti, appare improbabile (si auspica, particolarmente improbabile) che le pretese di tali soggetti in un contenzioso con l'amministrazione finanziaria siano accolte due volte dinanzi ai tribunali, non solo in primo grado, ma in appello».

I motivi sostanziali posti alla base della valutazione favorevole offerta dalle Conclusioni sono dunque due: l'incidenza della norma nella fase procedimentale e la non interferenza, almeno in linea di principio, con l'obiettivo della lotta alla frode.

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