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Vaticano, sì alla legge antiriciclaggio

Nuova stretta del Vaticano di Papa Francesco sulle attività finanziarie della Curia. Più poteri di controllo e intervento all’Aif, l’Autorità di informazione finanziaria che agisce come ente vigilante e regolatore, maggiore influenza del Governatorato, rafforzamento della capacità ispettiva della Gendarmeria, pene severe ai trasgressori. Ieri il Vaticano ha varato un vero e proprio testo unico sulla finanza – una «Legge Draghi» in versione pontificia, quindi una «Legge Bergoglio» – dove sono raggruppate tutte le disposizioni approvate dal 30 dicembre 2010, quando con un Motu Proprio Benedetto XVI dette il via alla riforma delle finanze vaticane a seguito delle inchieste della procura di Roma sullo Ior. In quasi tre anni molte disposizioni si sono stratificate – alcune di queste avevano scatenato scontri tra cardinali in un’escalation descritta sui Vatileaks e poi sfociata anche nella crisi al vertice della banca pontificia del maggio 2012 – e serviva una legge organica, specie dopo il Motu Proprio di Francesco dell’8 agosto scorso, dove è stata introdotta la «vigilanza prudenziale» sugli enti che svolgono attività finanziaria dentro le mura leonine e creato il Comitato di Sicurezza Finanziaria.
I legislatori vaticani hanno lavorato in questi mesi per stendere una serie di norme coerenti sia con le indicazioni del Papa sia per accogliere le raccomandazioni del Gafi in vista del giudizio di Moneyval – l’ente del Consiglio d’Europa che verifica le norme antiriciclaggio – atteso per i primi giorni di dicembre. Tra poco arriveranno gli «ispettori» europei e dentro le stanze del potere finanziario vaticano, scosse dalle continue rivelazioni che emergono a getto continuo dai verbali degli interrogatori di monsignor Nunzio Scarano, si è voluto produrre una certezza normativa. La legge quindi amplia le misure di prevenzione e contrasto al riciclaggio e finanziamento del terrorismo, prevede collaborazione e scambio di informazioni in condizioni di reciprocità con altri Paesi (con Bankitalia l’accordo è di fine luglio), oltre a misure contro soggetti che minacciano la pace e la sicurezza internazionali e stretta sul trasporto di contante.
L’Aif, presieduta dal cardinale Nicora – che a inizio 2012 entrò in collisione proprio sui poteri dell’autorità con il Segretario di Stato cardinale Bertone, che la prossima settimana lascerà il passo all’arcivescovo Parolin – avrà quindi la vigilanza prudenziale e una serie di competenze molto vaste in materia di controlli, tra cui quello di assunzione di partecipazioni finanziarie in altri Stati da parte di enti vaticani, a partire quindi dallo Ior. La competenza relativa all’adozione della black list sui soggetti che non rispettano le regole in tema di sicurezza è stata attribuita al Presidente del Governatorato – quindi in questo caso al cardinale Bertello, unico italiano e di Curia presente nel G-8 incaricato della grande riforma – mentre la Segreteria di Stato (in passato competente) continuerà a svolgere un ruolo di coordinamento «in ragione della propria fondamentale competenza nelle relazioni diplomatiche con gli Stati e con gli altri soggetti di diritto internazionale».
Sul fronte delicato del contante (e lo si è visto proprio nel caso Scarano) resta confermata la soglia di 10mila euro oltre la quale scatta l’obbligo di comunicazione «doganale». Le pene (previste dalla legge varata nel luglio scorso) per chi viola le legge sono severe, e si arriva alla detenzione e a sanzioni fino a 5 milioni di euro per le persone fisiche e al 10% dei ricavi annui per le persone giuridiche. Tra le norme generali (articolo 5) si vieta l’apertura di conti anonimi, cifrati o intestati a nomi fittizi e anche la triangolazione con banche “di comodo”, sia in proprio che attraverso terzi. E una precisazione importante: è vietata dentro il Vaticano «l’apertura di case da gioco, anche in internet, o su navi che battono la bandiera dello Stato». Navi che il Vaticano, in ogni caso, non ha più dal 1870.

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