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Vaticano, guerra su conti e immobili Tremano altri dirigenti dello Ior

Altre teste potrebbero cadere dopo quella di Giulio Mattietti, il direttore «aggiunto» dello Ior licenziato lunedì scorso. Perché la decisione di mandare via il manager — addirittura facendolo accompagnare dai gendarmi fuori dalle Mura — appare come il nuovo capitolo della guerra che si sta consumando in Vaticano sulla gestione del settore finanziario. Con un’attenzione particolare ai conti «laici» tuttora aperti presso l’Istituto per le opere religiose. Si tratta dei depositi intestati a persone esterne alla Santa Sede delle quali non si conosce — per la maggior parte — l’identità. Ma non solo. Perché l’interesse delle due fazioni che ormai da tempo si fronteggiano, anche con l’utilizzo di dossier segreti e ricatti, riguarda pure la gestione delle altre «casseforti» come l’Apsa — l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica — e Propaganda Fide, intestataria di centinaia di immobili in tutta Italia.

L’inchiesta interna

Ieri la Santa Sede ha confermato l’apertura di un’inchiesta interna sul conto di Mattietti, anche se al momento si continua a parlare di «violazioni amministrative». Secondo alcune indiscrezioni circolate due giorni fa, al manager sarebbe stato contestato di aver consegnato documenti a Libero Milone quando ancora ricopriva la carica di Revisore.

Una ipotesi che lo stesso Milone — che fu licenziato a giugno e tre mesi dopo ha raccontato di essere stato costretto a dimettersi con la minaccia di essere arrestato — nega categoricamente attraverso i suoi due avvocati, Lorenzo Fiorani e Gianfranco Di Simone: «Non ho mai avuto rapporti personali con il dottor Giulio Mattietti — sottolinea l’ex Revisore —, né l’ho mai conosciuto. In ogni caso non avevo alcun potere di vigilanza sullo Ior, in virtù di un allegato del 9 giugno 2015, sottoscritto dal Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin».

Dimissioni e minacce

Attraverso l’agenzia Ansa fonti anonime della Santa Sede fanno filtrare la notizia che l’allontanamento di Mattietti dal suo ufficio sarebbe stato deciso all’improvviso «da sei cardinali componenti la commissione di vigilanza per evitare che portasse via documenti». Nulla viene aggiunto sulla contestazione amministrativa che gli è stata mossa e questo alimenta il mistero sulla natura delle «carte» che avrebbe potuto trafugare, ma anche sulla fondatezza delle accuse. Perché proprio all’interno del Vaticano c’è chi accredita la possibilità che in realtà il manager sia stato mandato via perché ritenuto non in linea con il suo diretto superiore Gianfranco Mammì. E non sarebbe l’unico. Ci sarebbero altri funzionari a rischio licenziamento e quelli già mandati via avrebbero parlato di un clima di autentico terrore nei confronti dei dipendenti di diversi uffici specializzati, Ior compreso, costretti a firmare la lettera di dimissione anche loro sotto la minaccia di essere messi sotto inchiesta o addirittura agli arresti.

I dossier segreti

Nei prossimi giorni dovrebbe essere chiusa l’indagine avviata nei mesi scorsi proprio sull’attività di Milone, accusato di aver svolto attività di dossieraggio nei confronti di numerosi prelati. Era stato il sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Angelo Becciu, a dichiararlo pubblicamente sostenendo di essere tra le persone «spiate».

L’esito degli accertamenti potrà fornire ulteriori elementi sullo scontro interno che si sta consumando, coinvolgendo persone che erano state scelte direttamente da papa Francesco, primi fra tutti proprio Milone e Mattietti.

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