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Variante Delta, petrolio giù Borse ad alta tensione Cadono Milano e Wall Street

Le Borse europee hanno bruciato ieri in quella che è stata una delle peggiori sedute degli ultimi 12 mesi ben 240 miliardi di capitalizzazione se si guarda all’indice dei principali 600 titoli del Vecchio Continente. In questo clima, la peggiore è stata Piazza Affari che, al termine di una seduta in altalena, ha perso il 3,3% e ha visto scivolare l’indice Ftse Mib a 23.965 punti, un valore che non si vedeva da metà maggio. Il calo della capitalizzazione del listino milanese è stato di 24,4 miliardi di euro. Ha deluso anche il settore del lusso, a dispetto della giornata ricca di notizie positive per il settore.

Non è sfuggita all’ondata vendite la principale Piazza continentale, Londra (-2,3% il Ftse 100). Sembra una beffa che nel giorno in cui in Gran Bretagna è scattato il freedom day delle restrizioni anti Covid, il premier Boris Johnson sia stato costretto a mettersi in autoisolamento per un contatto con un positivo, in ministro della salute Sajid Javid. Pesanti segni meno anche a Parigi, dove il Cac40 perde il 2,54% a 6.295 punti,a Francoforte, con il Dax30 giù del 2,62% a 15.133 punti, e a Madrid con l’Ibex in arretramento del 2,4% a 8.301 punti.

La musica non cambia Oltreatlantico con Wall Street che a metà seduta lasciava sul terreno oltre il 2%: il Dow Jones a -2,6%, l’S&P500 a -2,06% e il Nasdaq giù del -1,4%. Si tratta negli Usa della peggiore seduta degli ultimi due mesi legata anche ai timori di un riaccendersi dell’inflazione che nel Paese ha superato il 5% su base tendenziale. L’inflazione ha rialzato la testa anche in Europa e i mercati temono misure restrittive da parte delle banche centrali. Occhi puntati giovedì prossimo sulle decisioni che verranno prese a Francoforte dalla Bce dopo la ridefinizione dei target di inflazione.

Ma è soprattutto l’ombra della variante Delta ad allungarsi sulle Borse e a mandare a picco i listini, che vedono di colpo affievolirsi le speranze di una rapida ripresa post-Covid. Timori cui si aggiunge la crisi sanitaria in Giappone, mentre l’avvio delle Olimpiadi di Tokyo è ormai imminente. Ma a questo proposito c’è chi non drammatizza. «Finché la variante Delta non sarà in grado di esercitare pressioni sulle strutture ospedaliere, ritengo che il mercato recepirà queste correzioni con disciplina e selettività», sottolinea Antonio Cavarero, responsabile Investimenti di Generali Insurance Asset Management.

A rendere nervosi i mercati c’è soprattutto il nuovo tonfo del petrolio, dopo la «fumata bianca» dell’Opec+ i cui ministri dell’energia domenica scorsa avevano dato il via libera a un graduale aumento della produzione per circa 400mil barili aggiuntivi al giorno nonostante i dubbi sulla tenuta della domanda globale di energia. Ieri le quotazioni sono risultate in picchiata: il Wti con consegna ad agosto ha perso il 6,06% a 67,46 dollari al barile, il Brent di settembre è sceso a 69,61 dollari (-5,41%).

Secondo gli analisti, infine, in questa prima seduta della settimana hanno influito fattori tecnici, con gli investitori che preferiscono portare a casa i guadagni realizzati negli ultimi mesi in attesa che il quadro pandemico e anche quello macro economico siano più chiari. Tanto più che a fronte di una ripresa fin qui vivace l’intera struttura dei costi delle aziende è appesantita dal forte aumento delle principali materie prime, cresciute in qualche caso anche del 40% anno su anno.

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