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Varato il nuovo codice antimafia misure applicate anche ai corrotti

È legge il nuovo codice Antimafia. Repubblica, a giugno, l’aveva inserito tra le leggi da salvare. E questo è il terzo provvedimento, dopo la riforma del processo penale e il reato di tortura, che riesce, pur tra le polemiche, a superare il traguardo. Scontri molto duri, quelli sul codice. Che ieri, alla Camera, dopo una lunga maratona di voti segreti imposti da Forza Italia, ma che non hanno messo in crisi la maggioranza, ha superato il traguardo. La legge però passa con un’ombra. Un ordine del giorno potrebbe cambiare un punto fondamentale. Annunciato già la settimana scorsa e scoperto da Repubblica, presentato dal capogruppo del Pd in commissione Giustizia Walter Verini, l’ordine del giorno «impegna il governo, in sede di prima applicazione, a mettere in campo tutti gli strumenti che riterrà opportuni ed efficaci al fine di monitorare e verificare le prassi della legge». In particolare, la previsione di poter applicare le misure di prevenzione anche ai reati di corruzione, a patto che sia contestata anche l’associazione a delinquere.
La legge – che riforma radicalmente l’intero apparato delle misure di prevenzione – ha ottenuto 259 voti a favore, quelli del Pd, di Mdp, dei centristi di Ap e di Sc. Contro Fi, ma anche, per motivi opposti, M5S. I grillini l’avrebbero voluta molto più dura. All’opposto, i forzisti la giudicano, come ha detto Francesco Paolo Sisto, «una slavina, il peggior danno fatto alla giustizia in questa legislatura». Contro anche Fratelli d’Italia. No pure da due alfaniani come Sergio Pizzolante e Paolo Tancredi che si sono avvicinanti – «con aria minacciosa » ha detto poi la presidente della commissione Giustizia Pd Donatella Ferranti – al banco dei Nove per criticare aspramente il nuovo Codice.
Sezioni di tribunale ad hoc per le misure, una nuova Agenzia, meccanismi per non bloccare le aziende sequestrate alla mafia e garantire i posti di lavoro, anche con incentivi economici, obbligo di rotazione sia per i giudici che per gli amministratori giudiziari per evitare nuovi casi Saguto. In tutto 38 articoli che riscrivono l’intera impalcatura delle misure di prevenzione. «Un risultato importante per la democrazia» commenta la segretaria della Cgil Susanna Camusso che ricorda come la prima proposta di iniziativa popolare è venuta dal gruppo “Io riattivo il lavoro”. Poi un lungo lavoro dell’Antimafia di Rosy Bindi. E il contributo del procuratore nazionaleAntimafia Franco Roberti. Infine le critiche del presidente dell’Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone proprio sull’estensione delle misure ai corrotti. Una modifica al Senato che lega la corruzione all’associazione a delinquere.
Il Guardasigilli Andrea Orlando parla di «una buona notizia per la lotta alla criminalità». Il relatore Pd Davide Mattiello, per anni impegnato nell’associazione Libera, di «una riforma che risolve tanti nodi che hanno afflitto per anni la confisca dei patrimoni mafiosi». Ma M5S ci vede solo «un compromesso al ribasso e un passaggio veramente brutto, la presenza di Invitalia, società partecipata del Mise, nella gestione delle aziende confiscate».
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