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Vandelli “Bper è pronta il 2020 sarà l’anno delle fusioni”

«A questo punto ci sono le condizioni per le aggregazioni, nel mondo bancario: la tempistica non è imminente, ma nemmeno troppo lontana, il 2020 sarà ragionevolmente l’anno delle riflessioni. Bper si farà trovare pronta». Alessandro Vandelli, amministratore delegato di Bper, ha appena annunciato i conti — positivi — dei primi nove mesi dell’anno. L’ultima parte sarà impegnativa (verranno messi in bilancio i costi dell’accordo sindacale sulle uscite volontarie, anche in seguito all’integrazione di Unipol banca). Ma è già messo in conto.
Finita l’integrazione si passerà a progettare il futuro: molti scommettono su una vostra integrazione con Ubi.
«Non ci sono dossier aperti. Però è chiaro che tutti stanno riflettendo, ragionando sugli assetti futuri. E credo che il 2020 sarà il momento giusto per affrontare il nodo della razionalizzazione ulteriore del sistema. Le banche potenzialmente coinvolte non sono molte: Banco Bpm, Ubi, Bper e Mps. Noi abbiamo fatto un buon lavoro, in termini di crescita e di riduzione dei rischi legati ai crediti difficili: a questo punto riteniamo di essere interlocutori importanti in un processo di razionalizzazione».
Cosa è cambiato rispetto a un anno fa?
«Due elementi giocano a favore.
Le banche si sono rafforzate dal punto di vista patrimoniale, hanno fatto pulizia sugli Npl e dunque le aggregazioni si possono fare senza prevedere necessariamente interventi sul capitale. Il secondo elemento è che la stessa Bce si è espressa in modo sufficientemente chiaro nella direzione delle aggregazioni».
Per questo il 2020 sarà l’anno di qualche operazione importante?
«C’è un’accelerazione in questa direzione; poi, trattandosi di operazioni complesse, i tempi di realizzazione possono essere anche lunghi. Non ci sono solo le considerazioni economiche, ma anche i ragionamenti sulla governance, sugli equilibri complessivi».
Già, la governance. Se fosse necessario lei sarebbe disposto a fare un passo indietro?
«Lavoro in questo gruppo da 35 anni, penso al bene dell’azienda e alla creazione di valore per gli azionisti. Se si arrivasse ad un tavolo di trattativa, la mia posizione non sarà un problema, una soluzione si troverebbe».
Lei ha due azionisti forti, la Fondazione di Sardegna al 10% e Unipol al 20%. Ci sono novità in vista per la governance di Bper?
«Questo consiglio di amministrazione è a metà mandato. Comunque qualsiasi evoluzione è nelle mani dei soci, non dell’amministratore delegato».
E i soci sarebbero disposti a sostenerla, in un’operazione di aggregazione, anche mettendo mano al portafoglio?
«Hanno sempre espresso la volontà di sostenere Bper anche nei processi di crescita. Come ho già detto, inoltre, oggi il patrimonio e la qualità degli attivi sono molto migliorati».
A proposito di patrimonio, che destino avrà Arca?
«Il primo trimestre dell’anno prossimo prenderemo in mano il dossier. Partendo da una certezza, la strategicità di Arca nel nostro portafoglio, e dalla consapevolezza di volerla veder crescere. Anche con un partner industriale: non considero una priorità conservare la maggioranza del gruppo. Credo che insieme con Popolare di Sondrio sapremo cogliere eventuali opportunità nell’ambito dell’asset management».
La quotazione rientra nel novero delle opzioni possibili?
«No».
La politica di dividendi di Bper non è particolarmente generosa: la remunerazione per gli azionisti salirà?
«Il monte-dividendi medio, nel periodo 2019-2021, sarà nell’area del 25% dell’utile. Il mio obiettivo è di dare stabilità alla cedola, auspicabilmente crescente anno dopo anno. Per il 2019 è un risultato alla nostra portata».

Vittoria Puledda

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