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Valute, Trump accusa la Germania

Con una dichiarazione dai toni drammatici, a tre giorni da un vertice a Ventotto, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha preso le distanze come non mai dalla nuova amministrazione americana, definendo «inquietanti» alcune delle recenti dichiarazioni del presidente Donald Trump. A una Washington scettica sul futuro dell’Unione, così come a una Europa disillusa sul suo avvenire, Tusk ha voluto ricordare un vecchio motto della rivoluzione americana: United we stand, divided we fall.
«Le dichiarazioni inquietanti della nuova amministrazione americana» nel contesto mondiale «di una nuova situazione geopolitica (…) rendono il nostro futuro estremamente imprevedibile», ha scritto il presidente Tusk in una lettera inviata ai leader europei che si riuniranno venerdì a La Valletta. Ha poi definito la Cina «assertiva» e la Russia «aggressiva». La presa di posizione giunge dopo che il nuovo presidente americano ha bloccato l’ingresso nel Paese a cittadini di sette Paesi musulmani.
«Per la prima volta nella nostra storia, in un mondo sempre più multipolare, molte persone diventano apertamente anti-europee, o meglio euroscettiche – ha spiegato l’ex premier polacco –. In particolare, il cambiamento a Washington mette l’Unione europea in una situazione difficile». Secondo il presidente Tusk, la nuova presidenza americana, che ha anche rinnegato un accordo di libero scambio con l’area del Pacifico, «sembra mettere in discussione gli ultimi settant’anni di politica estera americana».
Dietro la lettera del presidente Tusk si nasconde tra le altre cose profondo malessere per le recenti dichiarazioni del probabile futuro ambasciatore americano presso le istituzioni comunitarie, Ted Malloch. Questi in una controversa intervista alla Bbc aveva alimentato le tensioni, spiegando che l’Unione potrebbe essere vicina alla fine. Parlando dell’euro, aveva precisato: «Credo che sia una valuta non solo in crisi, ma che ha veri problemi e che potrebbe sparire entro un anno, un anno e mezzo».
Dal canto suo, parlando ieri al Financial Times, Peter Navarro, consigliere al commercio del presidente Trump, ha accusato Berlino di sfruttare un euro «gravemente sottovalutato» per competere ad armi impari con gli Stati Uniti. In visita a Stoccolma, la cancelliera Angela Merkel ha risposto che «la Germania è un Paese rispettoso dell’indipendenza della Banca centrale europea». La Repubblica Federale ha un controverso surplus delle partite correnti, segno della forza del suo export .
Il presidente Tusk ha poi esortato i Ventotto a «difendere la loro dignità quando parliamo con la Russia, la Cina, gli Stati Uniti o la Turchia». Sorprende che l’ex premier consideri l’America in un gruppo di Paesi composto da una dittatura comunista e da due Stati nei fatti pre-autoritari, quasi che il partner americano non sia più tale. La lettera è una critica agli Stati Uniti, ma anche una esortazione ai Ventotto perché serrino i ranghi, mentre l’uscita del Regno Unito dall’Unione crea nuova incertezza.
«Ci siamo uniti per evitare una altra catastrofe storica – ha ricordato –. Deve essere chiaro che la disintegrazione dell’Unione non porterà alla restaurazione di una qualche forma di mitica sovranità dei Paesi membri, bensì alla loro reale dipendenza nei confronti delle superpotenze». In questo senso, il presidente Tusk ne ha approfittato per ricordare i tre filoni sui quali i Ventotto devono lavorare: la sicurezza esterna, la sicurezza interna e il progresso economico e sociale.
Nella sua lettera alle controparti nel Consiglio europeo, il premier polacco non si è detto preoccupato solo dalla forza dei partiti anti-sistema; ha notato «il declino della fiducia nell’integrazione politica» tra gli esponenti delle «elite pro-europee». Ha quindi condannato il fatto che «l’egoismo nazionale sia diventato un’alternativa attraente all’integrazione», e ventilato sviluppi terribili per l’Europa. Le ultime vicende americane hanno scombussolato il programma dell’incontro a La Valletta.
La prima parte della discussione di venerdì sarà dedicata alle questioni migratorie. Nel pomeriggio, assente la Gran Bretagna, si parlerà della decisione inglese di lasciare l’Unione. Del rapporto con gli Stati Uniti si discuterà a pranzo. Sarà interessante individuare eventuali differenze nelle posizioni nazionali. Ciò detto, complice la Guerra Fredda che ai tempi agiva da collante, forse neppure durante la guerra del Vietnam le relazioni transatlantiche erano così in crisi come oggi.

Beda Romano

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