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Valute Franco svizzero e corone del Nord: quei banchieri sull’orlo di una crisi di nerv

Avevano deciso di restare fuori dall’euro. Sono il franco svizzero (con i suoi secoli di neutralità), la corona danese (il «gran rifiuto» nel referendum del 2000) e la «cugina» corona svedese. Adesso però la moneta unica, lasciata fuori dalla porta dei tre lindi Stati, è in un certo qual modo entrata dalla finestra. Come? Agitando la politica monetaria (a Berna e Copenaghen), o più semplicemente mettendo a braccetto le politiche sui tassi, tutti compresi tra lo zero e il «meno zero virgola».
Iniziamo dalla Danimarca, che proprio sui tassi, nel giro di poche settimane, ha messo in cantiere quattro tagli consecutivi, fino a quota -0,75 percento. Inoltre, ha rastrellato sul mercato valuta estera a un ritmo (per lei) imponente.
Il motivo? Copenaghen vuole difendere l’export e, quindi, l’aggancio della corona a un euro che si deprezza. Nel mese di gennaio la banca centrale danese ha speso 106,3 miliardi di corone (14,3 miliardi di euro), pari a quasi il 6% del Pil del Paese, per acquistare valute estere, portando le sue riserve in divisa a 564 miliardi di corone. Stampare moneta per acquistare a buon mercato valuta estera di per sè non sembra tanto male: si creano riserve in monete comunque pregiate, «al costo di una stamperia». Ma — tesi molto diffusa dal versante settentrionale delle Alpi fino al Polo Nord — con la prospettiva di inondare il mercato di valuta propria si rischia di perdere il controllo della politica monetaria.
Oscillazioni limitate
Così hanno pensato gli svizzeri, che hanno rinunciato a difendere la soglia nel cambio con l’euro. Ma la Danmarks Nationalbank continua con determinazione, almeno per ora, sulla sua strada, con il deciso sostegno del governo. «Ho pienamente fiducia nella Banca centrale sul mantenimento del tasso di cambio. Non ho alcun dubbio su questo», ha detto la premier Helle Thorning-Schmidt al parlamento. Dalla creazione dell’euro, Copenaghen autorizza la fluttuazione della corona di un massimo del 2,5% attorno al valore di riferimento, fissato a 7,46 sull’euro. Dall’inizio dell’anno, tuttavia, le turbolenza sul mercato dei cambi hanno obbligato il Paese a prendere drastiche misure per evitare di uscire dalla banda di oscillazione e per seguire l’euro nella sua flessione. La Banca centrale ha appunto abbassato i tassi per quattro, dal 19 gennaio a oggi, spingendo il saggio di remunerazione dei depositi degli istituti a quota -0,75%.
Per l’economia danese e per i danesi in generale la politica monetaria si è tradotta in tassi di interesse a livelli bassissimi. Con il rischio, pero’, di creare una bolla sul mercato immobiliare.
Libera fluttuazione
Lasciando la Danimarca e attraversando la Germania-cuore-dell’euro si arriva in Svizzera, altro Paese costretto ad orbitare intorno alla moneta unica per evitare eccessivi apprezzamenti della valuta locale a danno dell’export. Qui però, visto lo status storico di cassaforte globale, i numeri sono molto più grandi rispetto al caso danese. A cominciare dalle riserve record, circa 500 miliardi di franchi, che la banca centrale elvetica ha costruito in valuta estera per tenere a bada la forza del franco.
Poi, con la rinuncia a ogni ufficiale barriera anti-apprezzamento (la soglia a 1,20 franchi per un euro, abbandonata a metà gennaio), la moneta elvetica è schizzata con variazioni a due cifre percentuali, tali da fare impallidire la banda di oscillazione della corona danese. Negli ultimi giorni, dopo aver addirittura scavalcato la parità con l’euro, il franco è però tornato a scendere, perdendo una parte del terreno conquistato.
Non ci sono nuove soglie, ma le indiscrezioni di mercato parlano di una banda di riferimento tra 1,05 e 1,10 franchi per un euro su cui si potrebbe muovere la banca centrale elvetica. Che sia vero o no, resta il fatto che le quotazioni ultimamente lì si sono assestate.
Sindrome svedese
Diverso è il caso della corona svedese, che a differenza delle valute svizzere e danesi nell’ultimo anno ha subito un pressoché costante deprezzamento nei confronti dell’euro. Anche a Stoccolma, però, i tassi d’interesse della banca centrale iniziano per zero. Anzi, stanno proprio sullo zero spaccato. Come nell’area euro, poi, la deflazione è all’ordine del giorno. E le indiscrezioni di mercato non escludono l’adozione di misure monetarie non convenzionali. Un po’ come ha fatto Francoforte.
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