Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Valute, Europa senza fronte comune

Ancora una volta, l’andamento della moneta unica torna a essere argomento di divisioni tra i paesi dell’unione monetaria; oggi forse più di ieri, tenuto conto della difficilissima situazione economica e delle tensioni politiche. L’Eurogruppo ha discusso del tema ieri pomeriggio qui a Bruxelles: le speranze del presidente francese François Hollande di dare all’Europa «una politica del cambio» sulla scia di un brusco rafforzamento dell’euro sembrano destinate per ora a essere deluse.
«Abbiamo parlato della situazione sul mercato dei cambi – ha detto ieri il ministro delle Finanze olandese e nuovo presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem -. La conclusione è che il luogo appropriato per discutere di questo è il G-20» di cui una riunione è prevista questo fine settimana. Indirettamente, il ministro delle Finanze ha cercato in questo modo di indicare che le eventuali divergenze europee sono in realtà limitate, e che nel caso il vero contrasto è con la Cina o con il Giappone.
Nei giorni scorsi, il presidente francese François Hollande ha parlato della necessità di dare all’Europa una «politica del cambio». La Francia è preoccupata per le esportazioni delle sue imprese in un contesto economico difficile. Parigi non lo ha detto esplicitamente, ma Hollande è parso riferirsi all’uso degli articoli del Trattato che danno la possibilità al Consiglio di dotare di una esplicita strategia da parte dei paesi dell’unione monetaria, in linea con l’articolo 218 del Trattati.
Alla fine della riunione dell’Eurogruppo, il ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici ha ribadito in una conferenza stampa che il luogo in cui discutere di valute è il G-20. «Bisogna evitare di mettere la pressione sulle banche centrali, ma è giusto avere una discussione sui fondamentali reali dell’economia e sulle pratiche degli uni e degli altri (…) Vi sono nell’apprezzamento recente dell’euro buoni motivi e cattivi motivi». L’uomo politico francese si è così riferito alle manipolazioni dei cambi in alcuni paesi asiatici.
A una domanda sull’assenza di posizione chiara dell’Europa sull’andamento della moneta unica, Moscovici ha precisato: «Nessuno è inconsapevole della realtà dei problemi, ma non tutti hanno la stessa risposta (…) C’è comunque spazio per per avere una posizione comune». Spiegava ieri sera un negoziatore europeo: «In fondo i 17 sono tendenzialmente tranquilli con il livello attuale dell’euro. La Francia è preoccupata soprattutto dalla recente rapidità dell’apprezzamento della moneta unica sui mercati, ma su questo aspetto è piuttosto isolata».
Dalla posizione francese, che flirta con l’idea di adottare una politica del cambio in Europa, ha subito preso le distanze la Germania. I tedeschi sono convinti che un euro forte è anche un modo per imporre alle imprese di diventare più competitive e che in questo campo è meglio lasciar fare ai mercati finanziari. Dello stesso avviso sono altri paesi, come il Lussemburgo o l’Austria. Commentava un diplomatico ieri: per ora l’idea di perseguire una politica di cambio «è nata-morta». Più sfumata la posizione del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, per il quale «i cambi non devono essere manipolati e una flessibilità troppo elevata è naturalmente pericolosa».
Ieri circolava voce di un comunicato nel quale il G-7 avrebbe assicurato i mercati di non avere l’intenzione di centrare obiettivi di cambio. La paura di una guerra valutaria si è rafforzata dopo che il premier giapponese Shinzo Abe. ha deciso di fare pressione sulla Banca del Giappone perché abbia una politica monetaria più aggressiva. Anche la Cina è accusata di usare i cambi per motivi protezionistici. Su base effettiva, vale a dire ponderata sugli scambi, l’euro si è rafforzato del 5% da fine giugno e del 2,5% da fine dicembre.
L’Eurogruppo ha anche affrontato il tema del fondo salva-Stati Esm: Dijsselbloem ha detto che tra le ipotesi allo studio c’è la possibilità di mettere un tetto alla ricapitalizzazione diretta delle banche da parte dell’Esm e il coinvolgimento dei privati nel capitale.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il caso Unicredit-Mps, che ha posto le premesse per il passo indietro dell’ad Jean Pierre Mustier ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Con il lockdown la richiesta di digitalizzazione dei servizi finanziari è aumentata e le banche han...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il Credito Valtellinese ufficializza il team di advisor che aiuterà la banca nel difendersi dall’...

Oggi sulla stampa