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Valute digitali, i due ostacoli sulla via delle Banche centrali

Roma

La prospettiva di adottare una moneta digitale di banca centrale per rispondere alle sfide aperte dalle cosiddette stablecoins (su tutte Libra di Facebook). E il contesto in cui queste riflessioni si sviluppano, ovvero i tassi bassi (o negativi) che azzerano la remunerazione dei depositi bancari e riducono il costo-opportunità di detenere contante. Sono i temi affrontati ieri dal vice direttore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, nel suo intervento all’Università IULM di Milano, dov’è stato presentato il libro “Dal sesterzio al bitcoin”, curato da Angelo Miglietta e Alberto Mingardi.

Del profilo e dell’impatto che potrebbe avere una central bank digital currency (CBDC) si discute ormai da oltre un anno a livello di G7, una riflessione che incrocia con le iniziative lanciate in diversi paesi (tra cui l’Italia) per ridurre l’utilizzo del contante. Signorini, dopo aver messo in luce i pro e i contro finora emersi a livello analitico, ha chiuso il suo ampio intervento sollevando due aspetti critici della futuribile nuova moneta di banca centrale. Il primo è legato alla riduzione del contante che determinerebbe: «se in molti paesi – ha affermato – si è disposti ad accettare qualche forma di limitazione ai pagamenti in contante per ostacolare comportamenti patologici, la scomparsa totale della privacy fisiologica nei pagamenti tramite l’abolizione del contante potrebbe incontrare maggiori resistenze». E d’altra parte, ha poi aggiunto, proteggere la privacy della “banconota elettronica” esentando la moneta elettronica di banca centrale dalle regole di identificazione e prevenzione dei reati a cui sono sottoposti i conti correnti bancari «sembra arduo per ragioni sia pratiche, sia di principio».

Ma c’è un altro aspetto critico evocato da Signorini: la possibilità di aprire conti correnti privati presso la banca centrale accrescerebbe il rischio di fuga dai depositi bancari in tempi turbolenti. E potrebbe, anche in tempi più calmi, mettere in discussione la capacità delle banche di finanziarsi con depositi al dettaglio.

Insomma la questione è delicatissima, e va trattata con estrema attenzione. Spiega ancora Signorini: «Se una parte significativa dei depositi bancari da clientela si trasferisse sui conti della banca centrale, quest’ultima dovrebbe assumere anche una funzione di intermediazione “di primo livello”, reimpiegando i fondi raccolti presso il sistema bancario e finanziario e svolgendo così una funzione direttamente allocativa del risparmio che non le è, oggi, propria». In pratica ci troveremmo, con l’avvio di una CBDC, con una banca centrale (l’Eurosistema nel nostro caso) che è «al tempo stesso concorrente (seppure sui generis), regolatrice e prestatrice di ultima istanza rispetto al sistema bancario». Un bel rebus. Sul quale le riflessioni sono in pieno corso. Anche perché – ha concluso Signorini – il passaggio dalla carta alle transazioni elettroniche è ineluttabile, dunque le banche centrali «dovranno continuare ad adattarsi, in modi oggi non del tutto prevedibili».

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