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Valutazioni errate fuori dal penale

Scompaiono dai nuovi reati di falso in bilancio le infedeltà nelle valutazioni e le soglie percentuali, ma sono inasprite le pene che seguono un regime differente a seconda del tipo di società. Sono queste le principali novità che emergono dal disegno di legge anticorruzione che modifica i reati societari in tema di false comunicazioni sociali (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri).

Le valutazioni e le informazioni
La norma vigente (prima delle modifiche che interverranno con il disegno di legge) sanziona gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, in sostanza, espongono fatti materiali non rispondenti al vero ancorché oggetto di valutazioni ovvero omettono informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene.
Il nuovo testo, fermo restando i soggetti attivi che sono i medesimi, prevede l’esposizione (consapevole) di fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero, ovvero l’omissione di fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo a indurre altri in errore.
In sostanza, nella nuova norma, dall’esposizione dei fatti materiali non veritieri vengono tolte le valutazioni e dall’omissione delle comunicazioni imposte dalla legge si passa dalle generiche “informazioni” ai fatti materiali rilevanti.
Queste modifiche dovrebbero escludere definitivamente la rilevanza penale delle valutazioni: queste infatti sfuggono alle logiche della materialità di un fatto non rispondente al vero.

Le società non quotate
Le nuove fattispecie prevedono condotte e sanzioni differenti a seconda del tipo di società. In particolare la previsione contenuta nell’articolo 2621 riguarda tutte le società con esclusione delle quotate e di quelle «non fallibili». È prevista la reclusione da un anno a cinque anni. Per queste società è poi introdotta una riduzione della pena (reclusione da sei mesi a tre anni) all’art. 2621 bis, comma 1, allorché i fatti siano di «lieve entità». Si tratta di una circostanza molto difficile da circoscrivere (e che verrà verosimilmente invocata dalla maggior parte di coloro che saranno indagati per questo delitto): essa dovrà essere valutata tenendo conto della natura e delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta.

Le società non fallibili
Per le società che non sono soggette alla disposizioni sul fallimento in quanto non superano i limiti previsti dall’articolo 1 del Rd 267/1942 (nei tre esercizi antecedenti o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore hanno un attivo patrimoniale complessivo annuo non superiore a 300mila euro; ricavi lordi annui non superiori a 200mila euro; debiti anche non scaduti non superiori a 500mila euro) il delitto è procedibile a querela della società, dei soci, dei creditori o degli altri destinatari della comunicazione sociale.
Anche per questa ipotesi è prevista la reclusione da sei mesi a tre anni.

Le società quotate
Per le società quotate, cui sono equiparate le emittenti strumenti finanziari negoziati e le loro controllanti, viene introdotta una disciplina di maggior rigore: la reclusione da tre a otto anni.
Anche in questa ipotesi (nuovo articolo 2622 del Codice civile) il delitto si consuma attraverso due possibili condotte:
l’esposizione di fatti materiali non rispondenti al vero;
l’omissione di fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene. Da rilevare che nella prima delle due condotte (l’esposizione di fatti materiali), rispetto all’analoga fattispecie prevista per le società non quotate, i predetti fatti materiali non rispondenti al vero non devono essere “rilevanti”, il che dovrebbe far concludere per un’estensione della rilevanza penale per le società quotate, anche per fatti non veritieri ritenuti di scarsa rilevanza.

Reati di pericolo
Le nuove fattispecie, sia riferite alle società quotate, sia a quelle non quotate, richiedono in ultimo che le condotte di esposizione o di omissione di fatti materiali non rispondenti al vero siano concretamente idonee a indurre altri in errore. Tali delitti quindi si configurano come reati di pericolo e non di danno in quanto non è necessario dimostrare l’effettivo nocumento derivato dai comportamenti contabili illeciti.

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