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Valuta, indagini finanziarie snelle

di Cristina Bartelli e Valerio Stroppa 

Indagini finanziarie con iter semplificato per la verifica delle operazioni sospette (Sos). A differenza di quanto accade in campo tributario, la Guardia di finanza può chiedere agli intermediari i dati sui conti dei clienti semplicemente con l'ok preventivo del comandante del reparto operante. Cinque banche dati per il contrasto della circolazione illecita dei capitali, oltre all'impiego di mezzi tecnologici all'avanguardia e di unità cinofile appositamente addestrate (cash dogs). Sono alcuni degli indirizzi operativi forniti dalla circolare n. 83607/2012 firmata il 19 marzo scorso dal comandante generale delle Fiamme gialle, Nino Di Paolo. Il maxi-documento (quasi 600 pagine) è manuale operativo per le attività della Gdf a tutela del mercato dei capitali.

Antiriciclaggio. Per quanto riguarda l'obbligo di segnalazione di operazioni sospette (art. 41, dlgs n. 231/2007), è precisato il criterio di ripartizione delle pratiche: la Dia prende in carico le Sos che risultano attinenti ai fenomeni associativo di tipo mafioso, mentre negli altri casi agisce il Nucleo speciale polizia valutaria delle Fiamme gialle. Gli approfondimenti, evidenzia la circolare, devono essere effettuati avvalendosi dell'ispezione presso aziende, banche o soggetti presso i quali si ritiene presente documentazione rilevante (ex artt. 25 e 26) e la richiesta di esibizione di libri contabili e della corrispondenza (ex art. 28). Cumulando dette disposizioni si delinea la possibilità dei implementare l'indagine finanziaria. Attuabile, precisa il documento, «da parte del comandante del reparto operante, senza necessità di autorizzazioni preventive di comandi sovraordinati o esterni». Ciò significa, per esempio, che un reparto delegato dal Nucleo di polizia valutaria per l'approfondimento di una Sos può attivare regolarmente le indagini bancarie e finanziarie necessarie, senza chiedere il placet al Nucleo delegante o al comandante regionale (come avviene, invece, per gli accertamenti relativi a imposte dirette o a Iva). Una volta interrogato l'Archivio rapporti e ottenute le coordinate bancarie del soggetto da sottoporre ad accertamento, quindi, «il reparto potrà procedere direttamente alla richiesta», chiosa la circolare, «semplicemente previa valutazione e autorizzazione del comandante del reparto operante».

Trasferimento valuta. Dalla banca dati delle oblazioni dell'Agenzia delle dogane a Siva (Sistema informativo valutario), dalla banca dati del ministero dell'interno sulla generalità delle persone eventualmente fermate all'applicativo Cete (Controllo economico del territorio), ossia il redditometro della Gdf, senza tralasciare l'Anagrafe tributaria. Sono queste le armi in possesso dei Nuclei della polizia valutaria per il controllo delle frontiere sui transiti di valuta. Un controllo che può contare anche sulle novità arrivate di recente con il decreto fiscale (dl 16/2012), attraverso l'inasprimento delle misure sanzionatorie per chi viene scoperto in dogana con valori al di sopra della soglia dei 10 mila euro non dichiarati. Nel caso vengano riscontrate le violazioni tre sono gli esiti, ad esempio, per giustificare l'adozione della misura del sequestro. Se il reato sottostante alla scoperta dei valori in eccesso ha natura tributaria, la sproporzione delle somme contestate al confine deve essere messa a confronto anche con le risultanze dell'Anagrafe tributaria, in particolare sui redditi dichiarati (se cittadino residente), e con le contraddizioni che emergono dalle informazioni richieste all'interessato. Se si nota il fondato pericolo che si possa aggravare la dispersione del patrimonio sarà possibile far scattare il sequestro preventivo senza dover dimostrare il nesso causale tra i proventi dell'evasione e il bene oggetto del sequestro. In caso di reato valutario sottostante sarà invece possibile applicare il sequestro anche al mero possessore delle somme rinvenute. Nel terzo caso di reato comune sottostante, si può procedere a sequestro anche senza identificare tutti gli elementi costitutivi del reato presupposto. Ai fini di coordinamento e raccordo, i vari reparti di confine dovranno redigere un «appunto informativo sintetico» nel quale vengono riportate le generalità dei soggetti e le violazioni. Le informazioni potranno essere utilizzate anche da altre unità del corpo, fino a poter prevedere, «qualora ne sussistono i presupposti di legge», di utilizzare lo strumento delle indagini finanziarie estendendole se del caso anche ai familiari.

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