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Valorizzare i giudici di pace

Nella relazione del Gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali istituito il 30 marzo dal presidente della repubblica, composto da Mario Mauro, Valerio Onida, Gaetano Quagliariello, Luciano Violante, per la giustizia civile si propone la revisione in un quadro unitario dell’ordinamento, del reclutamento e della formazione dei giudici di pace e degli altri magistrati onorari, anche al fine di ampliarne le funzioni, inoltre il potenziamento delle strutture giudiziarie soprattutto per quanto attiene al personale amministrativo e paragiudiziario, sgravando i magistrati da compiti di giustizia «minore»; la istituzione del c.d. ufficio del processo; il potenziamento delle banche dati e della informatizzazione degli uffici; l’adozione in tutti gli uffici delle «buone pratiche» messe in atto da quelli più efficienti.

È la conferma della fondatezza delle istanze formulate dall’Associazione nazionale giudici di pace, da ultimo in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

In questi anni abbiamo inteso lanciare un grido d’allarme allo scopo di evitare la bancarotta della giustizia.

Siamo partiti dal dato della crescita esponenziale dei costi per i risarcimenti per violazione del termine di ragionevole durata del processo che rischiano di arrivare a 500 milioni di euro annui (dati ministero dell’Economia). Già oggi l’Italia spende 200 milioni di euro annui.

Chiediamo dunque al prossimo esecutivo di risolvere il problema della irragionevole durata del processo: una causa civile dura in media 7 anni tra primo grado ed il giudizio in Cassazione, mentre secondo la legge Pinto, come modificata recentemente, dovrebbe durarne 6 (3 anni per il primo grado, 2 anni per il secondo grado e 1 anno per il giudizio di legittimità).

La lentezza della giustizia in Italia e l’inefficacia dei rimedi adottati sono i motivi principali per cui l’Italia è finita nel gruppo di nove Paesi per i quali nel rapporto sul funzionamento della giustizia nei 47 Paesi membri del Consiglio d’Europa, si evidenziano «gravi» carenze che mettono a repentaglio l’intero sistema di protezione dei diritti umani garantito dalla Corte di Strasburgo e dal Consiglio d’Europa.

Nel settore civile abbiamo proposto un aumento della competenza generale per valore del giudice di pace fino ad almeno 25 mila (già oggi il limite di 20 mila è previsto in materia di risarcimento danni da sinistri stradali), ma soprattutto gli possono essere attribuiti interi «blocchi» di materie, quali ad esempio il risarcimento danni da sinistri stradali, la materia condominiale, quella monitoria e delle esecuzioni mobiliari, per cui il passaggio alla magistratura di pace porterebbe i tribunali ad occuparsi con maggiore continuità delle materie specialistiche (ad es. si pensi al nuovo tribunale delle imprese, al lavoro ecc.). Sarebbe opportuno, all’atto dell’entrata in vigore della norma, trasferire al magistrato di pace le cause pendenti dinanzi al tribunale e non ancora in decisione. In tal modo si conseguirebbe il risultato di ridurre drasticamente le pendenze in tempi ragionevolmente prossimi all’anno. Anche in materia penale può ipotizzarsi un ampliamento della competenza, con riferimento ai reati contravvenzionali.

I giudici di pace hanno dichiarato anche la propria disponibilità a far parte di una eventuale task force per aggredire l’arretrato civile, magari per un periodo limitato nel tempo, unitamente alla magistratura onoraria, giudici onorari di tribunale e vice procuratori onorari.

L’agilità dei riti a disposizione consentirebbe di abbattere le lungaggini: in media dinanzi al giudice di pace un giudizio dura meno di un anno. In epoca di spending review giova evidenziare un dato ulteriore: la giustizia di pace ha costi davvero molto contenuti, 83 milioni di euro nell’anno giudiziario 2008/2009 a fronte dei 4,2 miliardi, che l’Italia spende per il funzionamento della giustizia.

Anche gli altri operatori del diritto hanno progressivamente riconosciuto il ruolo della magistratura di pace. Di particolare rilievo è risultato l’intervento all’assemblea congressuale dell’Associazione dello scorso anno di Agostino Maione, allora componente della giunta Oua, che ha segnato una svolta importante nei rapporti tra magistratura di pace ed avvocatura. Questi ha tributato un sincero e convinto riconoscimento alla nostra attività, evidenziandone l’indispensabilità e sottolineando che l’attuale status della magistratura di pace lede l’autonomia ed indipendenza del magistrato. Anche l’avvocatura, dunque, ritiene assolutamente necessaria ed improcrastinabile una riforma, attesa da oltre un decennio, che assicuri alla magistratura di pace uno status di stampo europeo, in specie garantendo la continuità delle funzioni e l’abolizione del cottimo.

Invero, a venti anni dall’istituzione il magistrato di pace risulta essere un giudice a termine, privo di qualsivoglia tutela previdenziale ed assistenziale, che la nostra Carta costituzionale garantisce ad ogni lavoratore. Vi è il rischio concreto di sanzioni per il nostro Paese da parte degli organismi europei

Un breve cenno alla vita associativa. Il 13 aprile si è svolta in Roma l’Assemblea congressuale dell’Associazione, aperta a tutti gli iscritti, ha registrato una nutrita partecipazione. Già in quella sede nella mia relazione avevo sottolineato gli enormi passi della categoria nella considerazione generale del Paese. Tale tesi rimane confermata dalla relazione conclusiva dei «saggi» nominati dal Presidente Napolitano.

L’Associazione è viva e attivissima: nell’anno 2012 il numero degli iscritti è sensibilmente aumentato a fronte della diminuzione complessiva dei magistrati effettivamente in servizio. Ciò sta a significare che la nostra diuturna azione è stata apprezzata dai colleghi, i quali in numero sempre crescente chiedono di fornire un proprio contributo nell’interesse della categoria.

Non ho potuto fare a meno di aprire l’assemblea con una citazione dello storico Tito Livio, che ho visto poi ripresa da altri: dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur, mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata. Intendevo dire che non sono ammissibili ulteriori ritardi da parte delle istituzioni che devono finalmente affrontare le questioni irrisolte della giustizia. Dopo la nomina del presidente della repubblica, auspichiamo la nascita di un governo che affronti a tali priorità.

Il momento per i magistrati di pace non è però sereno, anche alla luce della barbara e vigliacca aggressione subita dal collega Tudino di Carinola, in passato distintosi per la sua fiera opposizione al malaffare. L’Associazione assumerà iniziative coraggiose, in una terra in cui i giudici di pace costituiscono un baluardo anche contro le organizzazioni criminali.

Anche su tale aspetto abbiamo avuto ragione nell’affermare che la chiusura degli uffici in territori ad alta densità criminale avrebbe privato il territorio di fondamentali presidi di legalità.

La notizia ha avuto vasta eco nei media ed abbiamo ricevuto la solidarietà dell’Associazione nazionale magistrati.

Colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente la nuova dirigenza dell’Anm, che si presenta certamente molto più riformista rispetto al passato.

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