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Valori di bilancio rilevanti nei test sulle società di comodo

Valore di bilancio rilevante per il test sulle società di comodo. Con l’avvicinarsi del periodo dichiarativo tornano i dubbi e le complessità legate all’applicazione delle norme in tema di società non operative. Le stesse sono da suddividere tra quelle che non superano il test di operatività e quelle che invece sono in perdita sistematica. Con riguardo alla prima categoria diventa fondamentale l’esame dei valori che devono essere assunti al fine di verificare il superamento o meno del test e l’eventuale calcolo dell’imponibile minimo.

I valori applicabili per il test di operatività sono i seguenti:

a)il 2% al valore «medio» dei beni indicati nell’articolo 85, comma 1, lett. c), d) ed e) del Tuir e delle quote di partecipazione nelle società commerciali di cui all’articolo 5 del Tuir, anche se costituiscono immobilizzazioni finanziarie, aumentato del valore dei crediti.;

b)il 6% al valore «medio» delle immobilizzazioni costituite da beni immobili e da beni indicati nell’articolo 8-bis, comma 1, lett. a) del dpr 633/’72, anche in locazione finanziaria. La legge n. 296 del 2006 è intervenuta in modo rilevante su tale disposizione disciplinando dei coefficienti inferiori in relazione alle diverse tipologie di immobili posseduti dalla società che deve procedere al calcolo. In particolare il coefficiente del 6% viene ridotto:

-al 5% nel caso di immobili classificati nella categoria catastale A10;

-al 4% nel caso di immobili a destinazione abitativa acquisiti o rivalutati nell’esercizio e nei due precedenti.

c)il 15% al valore «medio» delle altre immobilizzazioni, anche in locazione finanziaria.

Sul tema con la circolare n. 11/E/2008 l’Agenzia delle entrate ha chiarito che «indipendentemente dall’introduzione di alcune nuove disposizioni nella disciplina in esame, si ritiene che nel calcolo dei valori medi debbano essere necessariamente considerati i due periodi di imposta precedenti a quello in osservazione, anche se interessati da cause di esclusione dall’applicazione della norma, siano esse di natura «automatica» (primo periodo d’imposta) o conseguenti all’accoglimento dell’istanza disapplicativa prevista dal comma 4-bis del predetto articolo. Resta inteso che in ipotesi di contribuente costituitosi da meno di tre periodi d’imposta, il valore medio in esame dovrà essere calcolato con riferimento al periodo d’imposta in osservazione e a quello immediatamente precedente (coincidente quest’ultimo con l’esercizio di costituzione)» (in tal senso anche la circolare n. 25/E del 4 maggio 2007).

Se dal confronto tra i ricavi effettivi e quelli presunti non è soddisfatta la condizione di operatività, scatta la presunzione in virtù della quale il reddito d’impresa del periodo d’imposta cui si riferisce l’applicazione della disciplina in esame, non può essere inferiore a quello che si ottiene applicando determinati coefficienti di redditività al valore degli stessi elementi patrimoniali (rilevanti per la determinazione dei ricavi convenzionali) riferiti al periodo d’imposta.

Il calcolo del reddito minimo si differenzia comunque da quest’ultimo per due rilevanti aspetti:

 

  • il valore dei beni non è dato dalla media del triennio precedente, ma va determinato con riferimento agli stessi beni posseduti nell’anno di riferimento (o nell’esercizio interessato); 
  • le percentuali da adottare nel calcolo sono diverse.Nella tabella sono riepilogati i coefficienti applicabili alle diverse categorie di beni.

    Con riguardo alle modalità di calcolo l’Agenzia delle entrate nella circolare n. 11/E del 16 febbraio 2007 ha precisato come ai fini della loro determinazione, i ricavi e i proventi nonché i valori dei beni e delle immobilizzazioni vanno assunti in base alle risultanze medie dell’esercizio e dei due precedenti. Secondo l’Agenzia delle entrate nel calcolo dei valori medi devono essere considerati i due periodi di imposta precedenti a quello in osservazione, anche se interessati da cause di esclusione dall’applicazione della norma. Inoltre, se nel triennio da prendere a riferimento è compreso il primo periodo di imposta, ai fini del computo di detta media, il valore dei beni e delle immobilizzazioni dovrà essere ragguagliato al periodo di possesso espresso in giorni su base annuale. Con una ulteriore precisazione, l’amministrazione finanziaria ha altresì chiarito che laddove la società possa considerare soltanto due periodi di imposta per l’effettuazione della media, gli stessi dovranno essere assunti in luogo degli ordinari tre richiesti dalla norma (a conferma anche la circ. 25/E del 2007).

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