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Valore al top per salute, utility e turismo

L’industria della salute fa quasi centro, seguita a breve distanza da utilities e tempo libero. Lontani dall’obiettivo oil&gas, materie prime ed edilizia. Lo rivela la «Classifica sull’attrattività dei settori» elaborata da K Finance, partner equity markets di Borsa Italiana, sulla base dei bilanci (non consolidati) relativi al 2013, gli ultimi disponibili. La società di consulenza ha passato ai raggi X un campione di circa 36mila imprese con sede legale in Italia e un fatturato superiore a 5 milioni suddivise in 18 settori. Unoscreening accurato per esaminare in controluce l’evoluzione dei ricavi rispetto all’anno precedente, la redditività e l’indebitamento. Il risultato è un indice equiponderato che ha dato vita a una sorta di «bersaglio dell’attrattività». Al contrario di quanto avviene con il gioco delle freccette, però, in questo caso più basso è il punteggio, maggiore è l’appeal.
Il settore della salute, che comprende farmaceutica e biomedicale, guadagna cinque posizioni rispetto all’edizione precedente e ottiene la medaglia d’oro. Il comparto è primo (a pari merito con le utilities) nella classifica della redditività (9% rispetto a un valore mediano del 7%), terzo per fatturato, insieme alla moda (+2,9% contro il +0,2% dell’intero campione) e mostra un indebitamento sotto controllo (3,5% rispetto al 7% di tutte le imprese esaminate).
Non è sorpreso il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi: «Il nostro è un settore che investe, innova, crea posti di lavoro e ha una forte vocazione internazionale. Questo governo ne ha compreso il valore economico e per la prima volta da dieci anni a questa parte nella legge di Stabilità 2015 non ha ridotto la spesa farmaceutica. L’intenzione delle Regioni di ridurla di un miliardo rappresenterebbe invece un rischio significativo per il comparto».
Le utilities, medaglia d’oro lo scorso anno, salgono ancora sul podio, anche se questa volta devono accontentarsi dell’argento, a causa di un fatturato anemico, ma forti di una buona redditività. «Il nostro settore, che eroga servizi essenziali per i cittadini – afferma il presidente di Federutility, Giovanni Valotti – esprime grandi potenzialità in termini di crescita di Pil e di occupazione. Ma perché questi si attuino occorrono investimenti. Guardiamo con interesse al piano Juncker e al contributo che potrà venire dalla Cassa depositi e prestiti e dalla Bei».
Il futuro delle aziende dell’energia elettrica e del gas, prosegue Valotti, «verrà dallo sviluppo tecnologico». Per quelle del settore idrico «la nascita di una regolazione nazionale ha dato un assetto stabile, consentendo un recupero di credibilità verso il sistema finanziario. Qui – aggiunge – l’attrattività delle imprese potrà essere favorita dal consolidamento».
Fa inoltre uno scatto in avanti di tre punti e balza al terzo posto l’industria del turismo e della filiera del tempo libero, con ricavi in rialzo dell’1,7% e un indebitamento sotto il valore mediano. «A creare valore – sottolinea il presidente di Federturismo, Renzo Iorio – sono state le imprese che hanno saputo sfruttare le potenzialità del canale internet per la distribuzione e hanno saputo attirare clientela straniera. Per loro la crescita è stata in alcuni casi persino a doppia cifra. Questa tendenza è stata osservata anche nel 2014, che complessivamente è stato un anno positivo». Per il 2015 Iorio auspica «un effetto-calamita dell’Expo», nell’area milanese ma anche nelle città a essa collegate dalle rotte dell’alta velocità.
Buoni segnali dal manifatturiero, che si situa al quarto posto, grazie soprattutto alla spinta verso l’estero di meccanica ed elettronica. Nel gruppo di mezzo si situano invece la moda, l’agroalimentare e il settore alimentare. «La ricerca – spiega l’amministratore delegato di K Finance, Filippo Guicciardi – certifica la rivincita dell’eccellenza italiana, un modello esportabile nel mondo che supera il concetto tradizionale di made in Italy. A guidare la crescita è ancora l’export: traina il settore della salute, vero settore anticiclico, ma anche la moda e l’agroalimentare spinto dalla buona performance del microsettore vinicolo. Il comparto alimentare, dopo le difficoltà del 2012, ha dimostrato di sapersi ristrutturare recuperando redditività e riducendo l’indebitamento».
La maglia nera va al settore del petrolio e del gas naturale, ancora oggi sotto pressione in seguito all’andamento del prezzo del greggio, mentre perdura la crisi dell’edilizia. «Colpa – spiega il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti – di un mix letale tra ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione, crediti bancari con il contagocce e investimenti in calo. La situazione non sarà rosea nemmeno nel 2015» (si veda Il Sole 24 Ore del 19 dicembre).
Rispetto alle due precedenti edizioni che fotografavano il momento più buio della crisi si inizia però a intravedere un timido spiraglio di luce. Il fatturato delle imprese monitorate arresta la discesa ed è stabile, l’Ebitda si è ridotto e l’indebitamente è diminuito. «La crisi – osserva Guicciardi – ha portato con sé una contrazione dei margini, ma anche una significativa attenzione alla gestione finanziaria a causa del credit crunch». Non solo: oltre 25mila imprese (il 70% circa del campione) nel 2013 hanno incrementato il patrimonio netto per cogliere i vantaggi fiscali introdotti dal governo, come l’Ace, o per avere spalle più larghe e cercare canali di finanziamento alternativo alle banche.
La classifica, conclude l’amministratore delegato di K Finance, «conferma che ormai è in atto un graduale ritorno a una nuova normalità con cui dovremo fare i conti, perché sarà difficile ritrovare i livelli pre-crisi».

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