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Valida notifica al domicilio fiscale

In tema di accertamento delle imposte dei redditi, in caso di difformità tra la residenza anagrafica e il domicilio indicato nella dichiarazione, è valida la notificazione dell’avviso presso quest’ultimo indirizzo. Così ha stabilito la Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 25450 del 10/10/2019. Nel caso di specie, l’Agenzia delle entrate aveva proposto ricorso per cassazione, deducendo, per quanto di interesse, la violazione e falsa applicazione degli artt. 58 e 60 del Dpr. n. 600/1973, nonché degli artt. 158 e 160 c.p.c., e sostenendo che la Commissione tributaria regionale aveva erroneamente tratto gli elementi relativi al domicilio fiscale del contribuente da un dato diverso rispetto a quello risultante dalla dichiarazione dei redditi. Secondo la Suprema Corte la censura era fondata. Evidenziano infatti i giudici di legittimità che l’indicazione in dichiarazione, da parte del contribuente, del Comune di domicilio fiscale e dell’indirizzo va effettuata in buona fede e nel rispetto del principio di affidamento, non essendo tenuta l’Amministrazione finanziaria a controllare l’esattezza del dato indicato (cfr. Cass. n. 25680 del 14/12/2016 e Cass., n. 15258 del 21/07/2015). Si ricorda del resto che la competenza territoriale dell’ufficio finanziario è determinata proprio con riferimento al domicilio fiscale indicato dal contribuente, la cui variazione, comunicata nella dichiarazione annuale dei redditi, costituisce atto idoneo a rendere noto all’Amministrazione il nuovo domicilio (cfr. Cass., Ord. n. 8747 del 10/04/2018). E tale comunicazione vale sia ai fini della legittimazione a procedere che ai fini delle notificazioni. La comunicazione del domicilio in dichiarazione, peraltro, come ricorda anche la Corte, dev’essere comunque esercitata nel rispetto del principio di affidamento, il quale deve informare la condotta di entrambi i soggetti del rapporto tributario. Il contribuente, che abbia indicato nella denuncia dei redditi il proprio domicilio fiscale in un luogo diverso da quello di residenza, non potrà quindi poi invocare detta difformità al fine di eccepire l’invalidità dell’avviso di accertamento, compiuto dall’ufficio del domicilio da lui stesso dichiarato.

Giovambattista Palumbo

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