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Valida la notifica in cancelleria

Valida la notifica in cancelleria se il legale presso cui è stato eletto domicilio si trasferisce a un altro indirizzo e l’ufficiale giudiziario non lo trova. Ad affermarlo è la sentenza 153/67/2014 della Ctr Lombardia (sezione di Brescia), che ha dichiarato inammissibile un ricorso per la riassunzione di un giudizio tributario in sede di rinvio dalla Cassazione.
Una professionista aveva impugnato un accertamento che rideterminava il reddito del 1996. La Ctp aveva accolto il ricorso. Così l’agenzia delle Entrate ha presentato appello e la sentenza è stata ribaltata in danno della contribuente. Quest’ultima, allora, si è rivolta in Cassazione e ha ottenuto parzialmente ragione: i giudici di legittimità hanno ritenuto che solo su alcuni punti la sentenza di secondo grado meritasse di essere cassata, disponendo il rinvio a un’altra sezione della Ctr Lombardia.
La decisione della Cassazione è stata depositata a settembre 2010, ma la contribuente ha proposto ricorso per la riassunzione quasi due anni dopo, chiedendo la remissione in termini. Ha sostenuto di avere saputo dal suo avvocato del deposito della sentenza solo il 9 marzo 2012. Difatti con il ricorso per cassazione la contribuente aveva eletto domicilio presso lo studio di un avvocato romano, che però pochi giorni dopo la decisione si era trasferito a un altro indirizzo. L’ufficiale giudiziario aveva tentato invano la notifica all’indirizzo precedente e poi aveva depositato l’avviso in cancelleria. Questa circostanza aveva impedito l’effettiva conoscenza della sentenza da parte della ricorrente, secondo la quale il termine per la riassunzione del giudizio doveva decorrere in suo favore dalla data in cui il domiciliatario le aveva comunicato il deposito della decisione di annullamento con rinvio.
La Ctr lombarda, però, dichiara tardiva la riassunzione. Osserva che nel ricorso per cassazione la contribuente aveva eletto domicilio presso lo studio del proprio avvocato indicandone compiutamente l’indirizzo. La domiciliazione faceva riferimento a un duplice elemento, costituito non solo dalla persona ma anche dal luogo. Per questo la variazione dell’indirizzo dello studio avrebbe dovuto essere formalizzata all’interno del fascicolo processuale.
Se si ragionasse diversamente, afferma al Ctr, «ogni ufficiale giudiziario (ma anche ogni ufficiale postale) avrebbe l’onere di “inseguire” le migliaia di avvocati che popolano l’Ordine di Roma dovunque si trasferiscano, nella capitale, ma anche – perché no? – nel circondario; e accogliere la tesi proposta dalla contribuente significa esattamente – e inammissibilmente – affermare un principio come quello appena esposto».

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