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Vaccini senza brevetto La strategia di Biden per sconfiggere il virus in tutto il pianeta

La svolta di Joe Biden che promette l’accesso libero ai brevetti di Pfizer, Moderna, Johnson & Johnson, inaugura una nuova diplomazia americana dei vaccini. Destinatari sono i paesi emergenti, India e Sudafrica in testa, che chiedono questa sospensione della proprietà intellettuale da tempo. Il gesto politico ha grande risonanza nel mondo, ma va contro gli interessi di Big Pharma che ne contesta l’utilità. Non avrà comunque effetti immediati, e sarà temporaneo. I dettagli giuridici vanno ancora negoziati a Ginevra in seno alla World Trade Organization, dove la delegazione Usa è guidata dalla segretaria al Commercio, Katherine Tai. Lei stessa ha avvertito che ci vorrà tempo. Ma i negoziati avranno un’accelerazione visto che fino a ieri la principale opposizione veniva dagli Stati Uniti. L’annuncio di Biden è stato seguito da un coro di approvazioni: dall’Unione europea alla Russia. A Washington questa è una vittoria per l’ala sinistra e la lobby terzomondista all’interno del partito democratico. Tra i fautori dell’accesso libero ai brevetti sui vaccini figura Bernie Sanders, senatore socialista che fu rivale di Biden nella corsa alla nomination un anno fa. Da tempo l’ala più radicale del partito faceva una campagna molto visibile sui media, riuscendo a sovrastare voci contrarie e pur autorevoli come quella di Bill Gates. Tra le spinte decisive c’è stata una telefonata fra Biden e il premier indiano Narendra Modi. La Casa Bianca punta su un rapporto strategico con l’India, per contenere l’espansionismo cinese in Asia. Venire in aiuto a Delhi nell’acuta emergenza della pandemia è un gesto obbligato, e contribuisce a contrastare le altre diplomazie dei vaccini dispiegate da superpotenze rivali come Cina e Russia.
La stessa Amministrazione Biden però smorza le aspettative sulle conseguenze pratiche di questo annuncio. Avere accesso libero e gratuito ai brevetti serve a poco, se per fabbricare vaccini su vasta scala mancano le capacità industriali, i macchinari, il know how e la manodopera qualificata, nonché l’accesso agli ingredienti di base che scarseggiano: tutti requisiti che possono richiedere molti mesi se non anni. L’India è un caso a parte, paradossale e sconcertante, perché quelle capacità produttive le ha già, è una superpotenza farmaceutica, uno dei leader mondiali nella produzione di vaccini, in grado di esportarne nel mondo intero. Molte aziende farmaceutiche indiane stanno già producendo da mesi su licenze americane, compresa quella concessa gratis da Moderna. La ragione per cui l’India ha vaccinato solo il 2% della sua popolazione (contro il 50% degli americani) non sembra quindi legata alla proprietà privata dei brevetti, bensì ad altre inefficienze interne: burocrazia incompetente e corrotta, logistica al collasso, fanno sì che quel paese debba chiedere aiuto all’America pur avendo riserve cospicue di vaccini già prodotti, e sui quali il premier Modi ha decretato il blocco dell’export. Questo spiega una delle critiche più velenose da Big Pharma: che Biden avrebbe fatto un gesto da “teatro politico” per accontentare Delhi e la propria lobby terzomondista. Alle critiche si è unita la voce della scienziata Luciana Borio che dirigeva l’authority dei farmaci (Fda) durante la presidenza Obama: «Questa decisione non aiuterà ad avere più vaccini disponibili nel mondo. Noi non avremmo i nostri straordinari vaccini, senza l’innovazione dell’industria privata americana ». È la tesi di Bill Gates: il modello della proprietà intellettuale sui brevetti ha dato risultati eccellenti, nell’incoraggiare prima la ricerca e poi la sua applicazione su scala industriale in tempi rapidissimi. Prevale l’argomento di politica estera. La Cina e la Russia hanno bruciato le tappe per offrire i loro vaccini all’estero, sia pure con risultati abbastanza deludenti. Biden è incalzato da chi teme che l’America perda consensi preziosi nei paesi emergenti. Lo stesso presidente continuerà a perseguire un’altra strada dagli effetti molto più veloci: via via che la popolazione americana si avvicina alla “immunità di gregge” (prevista a luglio) la Casa Bianca potrà accelerare le donazioni di vaccini già prodotti e disponibili in eccesso nelle scorte acquistate dal governo federale.
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