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Vaccini: la Ue vuole trasparenza sull’export

AstraZeneca deve spiegare in maniera convincente all’Unione europea cosa sia successo di talmente grave alla partner belga Novasep, produttrice dei vettori virali, da far precipitare il volume di dosi di vaccino anti Covid-19 in consegna ai Paesi della Ue entro marzo di oltre il 60 per cento, a soli 31 milioni contro gli 80 previsti dagli accordi contrattuali.

I primi chiarimenti, arrivati ieri durante una chiamata tra i vertici della farmaceutica anglo-svedese e il commissario alla Salute Stella Kyriakides, sono stati giudicati «insoddisfacenti». La componente dell’Esecutivo europeo ha aggiunto che nel prossimo futuro le società produttrici di vaccini anti Covid-19 dovranno registrare le esportazioni fuori dall’Unione di farmaci usciti dagli stabilimenti europei.

«La Commissione – ha dichiarato Kyriakides – proporrà ai Ventisette di introdurre appena possibile un meccanismo di trasparenza dell’export. Vogliamo chiarezza sulle transazioni. In futuro, tutte le società produttrici di vaccini anti Covid-19 dovranno notificare tempestivamente l’intenzione di esportare vaccini a Paesi terzi».

Bruxelles, ha detto all’agenzia Reuters un funzionario Ue, ha un diritto contrattuale di verificare dai documenti della società la produzione e le consegne attraverso lo schema della trasparenza dell’export, un’iniziativa che sottintende evidentemente il timore che in questo momento le dosi vengano dirottate dall’Europa ad altri acquirenti.

L’uno-due incassato dai Ventisette prima con l’annuncio di Pfizer a inizio gennaio di un ritardo nelle consegne e poi con quello di AstraZeneca, venerdì, di un taglio netto delle dosi, hanno convinto la Commissione ad agire.

Ieri mattina la presidente Ursula Von der Leyen ha avuto un colloquio con l’amministratore delegato di AstraZeneca Pascal Soriot. «Ci aspettiamo – ha dichiarato un portavoce della presidenza – che l’azienda trovi la soluzione, sfruttando al massimo la flessibilità, per effettuare velocemente le consegne».

Mentre la statunitense Pfizer ha promesso che recupererà il ritardo annunciato nella consegna delle dosi di vaccino sviluppato insieme alla tedesca BioNTech, la doccia gelata della società britannica ha fatto infuriare l’Unione europea. Per i 300 milioni di dosi opzionate ad agosto – con la possibilità per i Paesi membri di acquistarne altre 100 milioni – l’Unione ha versato 336 milioni di euro. Gli accordi contrattuali obbligavano la farmaceutica a cominciare fin da ottobre la produzione del vaccino sviluppato dall’istituto Jenner di Oxford. E il pre finanziamento doveva servire ad ampliare la capacità produttiva. L’improvviso problema tecnico adesso ha fatto sorgere più di un sospetto.

Secondo Peter Liese, europarlamentare della Cdu, il partito di Angela Merkel, «non regge la fragile giustificazione che ci siano difficoltà nella catena dei rifornimenti in Europa mentre non ci sono altrove» e sembra, ha aggiunto, «che il vaccino venga consegnato senza ritardi in altre parti del mondo, inclusa la Gran Bretagna».

Il via libera dell’Ema ad AstraZeneca dovrebbe arrivare il 29 gennaio ma cominciano a trapelare indiscrezioni poco rassicuranti sull’efficacia nei pazienti anziani. Secondo il quotidiano Handelsblatt, il Governo tedesco stima un’efficacia sugli ultra sessantacinquenni del solo 8 per cento.

La buona notizia diffusa ieri da Moderna, produttore di un vaccino con la tecnica mRna, è che il farmaco avrebbe efficacia anche se ridotta contro le varianti inglese e sudafricana di Sars-Cov-2 e al fine di aumentare la protezione la società sta già sviluppando un’ulteriore dose di richiamo da somministrare dopo le prime due.

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