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Vaccini, dietrofront delle toghe L’Anm: «Un errore la polemica, ma non c’era alcun ricatto»

«Abbiamo commesso un errore». Sono bastate un pugno di ore. E sulla presa di posizione dell’Associazione nazionale magistrati che domenica, in una nota, lamentava che il servizio della giustizia non fosse ritenuto essenziale al pari di quelli offerti da altre categorie con corsia preferenziale per i vaccini, e minacciava un rallentamento delle attività giudiziarie fino alla sospensione, sono piovute critiche e autocritiche. Fino alla retromarcia.

La più netta presa di distanza è arrivata da Magistratura democratica: «Abbiamo mandato un messaggio sbagliato». «Sorpresa» anche la ministra della Giustizia Marta Cartabia poiché la questione era stata affrontata con l’Anm il 18 marzo. Era stata promessa la proroga delle norme dell’emergenza, prevista nel prossimo Consiglio dei ministri. E ribadita la linea del governo di procedere alle vaccinazioni per classi di età per assicurare il principio di eguaglianza ed evitare di alimentare la competizione tra i lavoratori di diversi settori. Citando come esempio di categoria a rischio le cassiere dei supermercati. Critica anche l’avvocatura, preoccupata dal possibile ulteriore allungamento dei tempi dei processi. E Matteo Salvini ha attaccato: «Modello Palamara anche per farsi vaccinare prima? Una vergogna».

C’è chi, come l’ex procuratore di Torino, Armando Spataro, ha provato a spiegare le posizioni «condivisibili e moderate» dell’Anm: «Non sta cercando un privilegio, ma sottolinea l’importanza della funzione dei magistrati». Ma di fronte alle polemiche di chi aveva interpretato la nota come un «ricatto» si è resa necessaria una precisazione. Così il presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia ha ribadito ciò che aveva detto al Corriere: «Nessuna minaccia dei magistrati, tantomeno ricatto. Abbiamo rappresentato a chi ha compiti organizzativi di valutare se ruoli stracarichi di procedimenti, udienze affollate possano convivere con il problema drammatico di una recrudescenza del virus», ha specificato. In una nota, la giunta ha poi rimarcato: «L’Anm non sospende nulla, non ne ha il potere, non ha mai pensato di farlo», vuole solo accendere i riflettori su un problema che rischia di inceppare la macchina della giustizia. «È stato un grido di dolore, non un ricatto», dice il sottosegretario alla giustizia, Francesco Paolo Sisto che, anticipa, si farà «portatore di alcune proposte organizzative».

Nel frattempo, l’invito dell’Anm a riorganizzare gli uffici giudiziari per limitare al massimo i contagi è stata accolta dai presidenti di diversi tribunali italiani, come Roberto Bichi, al vertice di quello di Milano. Il procuratore Francesco Greco e il vicepresidente vicario Fabio Roia fanno notare che l’iniziativa non sarebbe dovuta essere frutto di una «auto organizzazione degli uffici giudiziari», ma definita con un decreto legge da parte del governo com’è avvenuto lo scorso anno durante il primo lockdown. L’ex presidente dell’Anm Luca Poniz, dice che a differenza delle commesse, «i magistrati sono l’unica categoria che in caso di malattia non può essere sostituita. Se l’attività di un magistrato salta questo ha un effetto a catena su tutto il sistema giudiziario che si blocca». E che, come precisa il procuratore Greco, «a Milano il Tribunale è l’ufficio pubblico più frequentato dopo l’anagrafe». Un luogo dove — come testimonia Fabio Roia, fra i primi ad essere stato contagiato dal Covid assieme alla moglie magistrato — il virus corre più che altrove». Per questo si torna a chiedere adempimenti e udienze in via telematica.

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