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Va provata l’attività sui conti dei soci imputabile alla Snc

Per imputare alla società le movimentazioni bancarie risultanti dai conti personali dei soci è necessario che in qualche modo siano esternate le ragioni e gli elementi presuntivi per i quali tali operazioni siano ritenute riconducibili all’impresa e non alla persona fisica. In ogni caso ove il soggetto terzo risulti rappresentante legale anche di altre società, ma non soltanto socio, si possono ripartire i dati estratti dai conti personali in quota proporzionale al volume di affari di ciascuna società. È questo in sintesi il principio che emerge dalla lettura della sentenza n. 14089 della Corte di cassazione depositata ieri.
La pronuncia, sembra finalmente mitigare il rigoroso automatismo presuntivo, affermato di sovente in precedenti sentenze della Suprema Corte, secondo cui è sempre legittima l’imputazione di maggiori ricavi in capo alla società in presenza di movimentazioni sui conti dei soci, prive di valide giustificazioni.
Nel caso oggetto della sentenza di ieri, a seguito di indagini finanziarie sui conti dei soci di una società di persone, erano contestati maggiori ricavi alla snc ed il corrispondente maggior reddito ai soci. Mentre la Ctp accoglieva parzialmente il ricorso dei contribuenti, la Ctr confermava gli atti impugnati.
La società ed i soci ricorrevano allora per cassazione lamentando, tra l’altro, che le presunzioni derivanti dagli accertamenti bancari non sono applicabili a persone diverse dal contribuente ancorché ad esso legate da vincoli familiari e commerciali salvo non fosse provata la natura fittizia dell’intestazione. Inoltre, le medesime persone fisiche erano presenti nella compagine societaria di altri enti e quindi a maggior ragione non si comprendeva la riconducibilità dei ricavi in capo alla società verificata.
La Suprema Corte ha accolto parzialmente le eccezioni difensive. I giudici, hanno innanzitutto evidenziato che le presunzioni in questione scattano anche con riferimento ai conti intestate a persone diverse a condizione però che l’ufficio opponga e poi provi in sede giudiziale che l’intestazione a terzi sia fittizia o comunque superata dalla sostanziale imputabilità al contribuente controllato delle posizioni debitorie e creditorie annotate sui conti dei terzi.
Per le società di persone, l’ufficio può utilizzare in capo alla impresa le risultanze di conti personali dei soci purché provi adeguatamente che tali operazioni siano di fatto riconducibili alla società. Nella specie tale riferibilità era stata ammessa dagli stessi soci nel corso della verifica fiscale ma solo per operazioni relative ad alcuni conti.
Per altri conti personali, invece, erano state del tutto omesse le ragioni e gli elementi presuntivi che avevano indotto l’Ufficio a riferire i movimenti alla snc.
Limitatamente a tale circostanza è stato così accolto il ricorso con incarico al giudice del rinvio merito di svolgere una nuova valutazione anche sulla base del principio, già affermato (Cassazione, sentenza n. 1898/2016) secondo cui, in difetto di prova contraria, le movimentazioni riferite ai conti del soggetto terzo che risulta amministratore (ma non soltanto mero socio) di più società possono essere ripartite in proporzione al volume di affari di ciascun ente.

Antonio Iorio

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