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Va corretta la pena estera eccessiva

Se 9 anni per una rapina sono troppi. Soprattutto se inflitti da un giudice rumeno per una condanna che invece dovrà essere scontata in Italia. La Corte di cassazione chiarisce la disciplina da applicare al riconoscimento dei giudizi emessi all’estero sulla base del decreto legislativo n. 161 del 2010. Con questo riferimento, la Cassazione, sentenza n. 20527 della sesta sezione penale depositata ieri, ha ricordato che se la durata e la natura della pena o della misura di sicurezza applicate con la sentenza di condanna sono incompatibili con quelle previste in Italia per reati simili, la Corte di appello deve procedere al loro adattamento. Nell’intervento di adeguamento la durata e la natura della pena o della misura di sicurezza adattate non possono essere inferiori alla pena o alla misura di sicurezza previste dalla legge italiana per reati simili, ma neppure più gravi di quelle applicate dallo Stato di emissione con la sentenza di condanna. La pena detentiva e la misura di sicurezza restrittiva della libertà personale non possono essere in ogni caso convertite in pena pecuniaria. 
La Cassazione ha così annullato la sentenza della Corte d’appello di Messina che da una parte aveva rifiutato la consegna, chiesta sulla base di un mandato d’arresto europeo, all’autorità giudiziaria rumena e, dall’altra, aveva però proceduto all’applicazione della pena in Italia sulla base però dei parametri dei giudici rumeni. Parametri che la stessa Corte d’appello aveva però riconosciuti come eccessivi rispetto a quanto previsto dal codice penale italiano per la rapina, sanzionata nel massimo con 10 anni.
Per la Corte di cassazione la disciplina di riferimento, in vigore dal 5 dicembre 2011, è rappresentata dalla decisione quadro 2008/909/Gai del 27 novembre 2008, alla quale è stata data attuazione in Italia con il decreto legislativo 161/10 permettendo così di dare concretezza al principio del reciproco riconoscimento delle sentenze penali che infliggono pene detentive o misure alternative di limitazione della libertà personale per la loro esecuzione nell’Unione europea.
La sentenza depositata ieri precisa che in 2 casi si applicherà la procedura di riconoscimento della sentenza straniera nel nostro ordinamento:
– se il mandato d’arresto europeo è stato emesso per l’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza, quando la persona ricercata è cittadino italiano, sempre che la corte di appello disponga che tale pena o misura di sicurezza sia eseguita in Italia conformemente al suo diritto interno;
– se la persona oggetto del mandato d’arresto europeo ai fini di un’azione penale è cittadino o residente dello Stato italiano, la consegna è subordinata alla condizione che la persona, dopo essere stata ascoltata, sia rinviata nello Stato membro di esecuzione per scontarvi la pena o la misura di sicurezza eventualmente pronunciate nei suoi confronti nello Stato membro di emissione.
In questi casi e quando lo Stato di emissione ha recepito anch’esso, ed è il caso della Romania, la decisione quadro sul riconoscimento delle sentenze, la misura inflitta all’estero, ma da scontare in Italia, deve essere oggetto di una procedura di adeguamento che non è circoscritta al requisito della doppia incriminabilità e all’equità del processo come richiesto dalle disposizioni nazionali sul mandato d’arresto.
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