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Va a ruba il BTp trentennale

Il nuovo titolo a 30 anni italiano va a ruba. Ieri il Tesoro ha collocato 6 miliardi del BTp settembre 2044 (più dei 5 miliardi previsti) a fronte di una domanda più che doppia, pari a 12,7 miliardi, per un rendimento lordo annuo all’emissione del 4,985% al prezzo di 97,221. Il collocamento non è avvenuto in asta, ma tramite sindacato di banche, come di solito avviene nel caso del lancio di un nuovo benchmark. Cinque i lead managers: Bnp Paribas, Citigroup, Deutsche Bank, Ubs e UniCredit mentre a far da co-lead sono i restanti specialisti in titoli di Stato italiani.
L’ottimo risultato dell’asta di ieri è il frutto del rasserenamento dell’umore del mercato sul debito italiano. Era infatti dal settembre 2009 che il Tesoro non si presentava con un nuovo titolo su scadenze extra-lunghe: all’epoca il Tesoro aveva collocato 6 miliardi del Settembre 2040. Tuttavia il progressivo miglioramento del clima sull’Eurozona, e il contemporaneo risanamento delle finanze pubbliche italiane, ha spinto più volte nei mesi scorsi il responsabile del dipartimento del Debito pubblico, Maria Cannata, a segnalare che l’Italia sarebbe rientrata sul mercato qualora le condizioni lo avessero permesso. Detto, fatto. Anche perchè l’obiettivo del Tesoro rimane quello di allungare la vita media del debito italiano, che a fine aprile era pari a 6,47 anni. D’altra parte, se di successo si può parlare è perchè un rendimento del 5% circa fa molta gola a molti investitori, in particolare fondi ed assicurazioni, che devono offrire ai loro clienti tassi garantiti nel lungo periodo. Soprattutto in un’epoca, come questa, in cui i rendimenti dei bond governativi sono a livello rasoterra.
Se si guarda all’andamento dei mercati, va detto che il collocamento del trentennale inevitabilmente ha pesato sul mercato secondario. Il titolo a scadenza settembre 2040, che già il giorno precedente aveva perso un centesimo e mezzo, ieri ha visto i rendimenti salire dal 4,8% al 4,84%. A tenere di più è stata invece la parte della curva fino ai 10 anni. Lo spread tra BTp e Bund ha infatti chiuso a 263 punti base dai 265 del giorno prima, con un rendimento dei BTp decennali al 4,01%. È vero che rispetto a inizio settimana il differenziale è salito di circa 15 punti base. Ma era impensabile che il mercato non digerisse con una certa fatica gli oltre 20 miliardi di titoli periferici – tra titoli italiani e spagnoli – emessi in settimana. L’interesse per le classi di investimento percepite come più rischiose anche ieri tuttavia non è venuto meno. Lo stesso tasso decennale greco, all’indomani dell’upgrade sovrano di Fitch, è atterrato all’8,2%, ai minimi da giugno 2010. E bene sono andate anche le borse europee. Buona la performance di Milano, che ha guadagnato l’1,03%. Francoforte è salita dello 0,28%, il Cac 40 dello 0,41%, l’Ftse 100 dello 0,11%. Maglia rosa per l’Ibex di Madrid, salita dell’127%. Deludenti invece i dati sui prodotti interni lordi del primo trimestre nel Vecchio Continente. Al netto della Germania (unica in territorio positivo con un +0,1%, ma in calo rispetto alle attese pari a +0,3%), gli altri Paesi hanno segnato il passo: giù in particolare la produzione di Francia (-0,2%) e Italia (-0,5%). Numeri che hanno spinto gli investitori lontano dell’euro, che contro il dollaro è passato da quota 1,293 fino a 1,286.

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