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Utility, in quattro anni i profitti sono triplicati

L’immagine appannata delle ex-municipalizzate, burocratiche, inefficienti, politicizzate è ormai solo un ricordo. Il rapporto sul settore delle aziende energetiche curato da Agici (società di consulenza specializzata), con la collaborazione di Accenture e Intesa (per un confronto estero) – che viene presentato oggi a Milano – evidenzia anzi che le multiutility sono forse la punta di diamante di un settore che nel complesso si presenta solido, redditizio e in grado di mantenere gli impegni sugli investimenti. In grado perciò di affrontare le sfide dettate dagli obiettivi europei al 2030 e dal piano nazionale, che puntano sulle energie rinnovabili, l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile e l’intelligenza delle reti. Direttrici che, secondo le stime, permetteranno di recuperare risorse nell’ordine di 250 miliardi all’anno su scala continentale.
Non che sia una strada solo in discesa. Secondo lo scenario disegnato da Accenture, il sistema elettrico nazionale in particolare sarà messo sotto stress per il previsto aumento dei consumi (soprattutto per la mobilità elettrica) e l’ulteriore diffusione delle fonti rinnovabili non programmabili, che non possono quindi variare in base alla richiesta di energia. «È necessaria una programmazione di sistema – sottolinea Pierfederico Pelotti, responsabile utilities di Accenture Italia – perchè nel 2030 potrebbero esserci picchi di domanda significativamente superiori alla capacità installata, con un gap fino a 16 Gw». Tuttavia, secondo Marco Carta, ad di Agici, «le nostre aziende hanno tutte le competenze per raggiungere gli ambiziosi obiettivi del piano nazionale, che può davvero essere una leva importante per lo sviluppo del comparto e del Paese». «Nel processo di transizione energetica – osserva in particolare il presidente di Agici Andrea Gilardoni – sarà centrale il ruolo dei gestori delle reti di distribuzione elettrica e di Terna. Rendere sempre più smart queste infrastrutture consentirà di abilitare tutta una serie di servizi innovativi e ad altro valore aggiunto».
Proprio le multiutility, grazie all’ampia gamma di attività coperte, sono in grado di intervenire su tutti i punti del piano energetico, partendo da solide basi. Le quotate, in particolare – A2A, Hera, Iren e Acea – sono cresciute infatti per il quarto anno consecutivo, superando i 19 miliardi di fatturato e i 4 miliardi di margine operativo lordo, con una redditività dell’ordine del 21% prevista sostanzialmente stabile anche per il biennio in corso. Gli utili, a livello aggregato, hanno raggiunto 1,2 miliardi, triplicando rispetto al 2014. Il rapporto debito netto/Ebitda è migliorato dal 3,3 del 2013 al 2,65 stimato per il 2018 fino al 2,56 proiettato sul 2020. Quanto agli investimenti, le multiutility vantano una percentuale di investimenti realizzati rispetto a quelli annunciati che supera l’88%.
Crescono anche i principali indicatori economico-finanziari di tutti gli altri operatori energetici quotati: Eni, Enel, Snam, Terna, Italgas e Erg. Eni ed Enel hanno un valore della produzione aggregato superiore a 156 miliardi con una marginalità che sfiora il 23% destinata a salire verso il 24% nel 2020, e utili netti per oltre 9 miliardi proiettati a salire a 10,6 miliardi l’anno prossimo. Già nel 2017 Erg vantava un’incidenza del Mol sul valore della produzione vicina al 45%. Terna e Snam, business sostanzialmente regolati, nel 2017 arrivano, rispettivamente, al 71,3% e al 79,8%.
Le ottime performance – ottenute oltretutto in un contesto di economia stagnante – permettono di sostenere ingenti piani di investimenti: oltre 6 miliardi nel 2017 per i soli gruppi quotati che, nelle previsioni di Agici, aumenteranno da qui al 2022 a quasi 9 miliardi l’anno di media. Gli investimenti delle multiutility – 1,7 miliardi nel 2017 – sono visti aumentare a 2,5 miliardi nel 2020.
Enel investirà in Italia 8 miliardi complessivamente dal 2019 al 2021 (600 milioni in meno rispetto al precedente triennio), destinati in particolare allo sviluppo delle reti di distribuzione. Eni invece destina 7 miliardi di investimenti in Italia nel quadriennio 2018-2021, includendo lo sviluppo delle rinnovabili e il fotovoltaico. Per Terna si parla di 5 miliardi al 2022, per Italgas di 4 al 2024, mentre il piano investimenti complessivo di Snam 2018-2022 è di 5,7 miliardi, quello di Erg al 2022 di 1,7 miliardi.

Antonella Olivieri

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