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Utility, prove di nozze tra Milano e Torino per unire A2a e Iren

Riparte il risiko delle aggregazioni tra utility. Le sostiene il governo, pronto a “incentivare” i Comuni che decideranno di vendere le proprio controllate per dare vita a nuove accorpamenti. Sono favorevoli i sindaci, pronti a cogliere l’occasione di usare i soldi ricavati dalle cessioni delle municipalizzate al di fuori del Patto di Stabilità. E anche la Cassa depositi Prestiti è disposta a fare la sua parte, con un sostegno finanziario alle operazioni di fusione tra aziende di servizi pubblici locali. Come ha confermato ieri, durante un convegno a Milano sulle tema delle infrastrutture in Italia, l’amministratore delegato di Cdp, Giovanni Gorno Tempini: «Attraverso il Fondo Strategico italiano abbiamo messo a disposizione 500 milioni per sostenere il processo di consolidamento del settore delle utility. Lo facciamo perché si tratta di un settore estremamente frammentato e pertanto è difficile trovare le dimensioni critiche per attirare capitale per fare quegli investimenti di cui c’è bisogno». Un sostegno al progetto del governo che vuole ridurre da oltre 8mila a non più di mille le partecipate e che ha previsto all’interno del decreto SbloccaItalia una serie di misure a favore delle fusioni. Possibilità colta subito da Giuliano Pisapia e Piero Fassino: il sindaco di Milano ha accettato l’invito del collega torinese e ha invitato il consiglio di amministrazione di A2a a valutare la possibile integrazione con Iren. Nel caso, nascerebbe una azienda con una capitalizzazione a Piazza Affari di poco più di 4 miliardi: per dare una idea, la stessa valutazione – agli attuali corsi di Borsa – del gruppo Mediaset.
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