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Utility, asse F2i-Fondo strategico

L’asse tra F2i e il Fondo strategico italiano, già rodata in Metroweb (a breve il braccio operativo di Cdp diventerà il secondo socio dopo l’uscita di Intesa Sanpaolo) mette nel mirino anche il business dei rifiuti che fa capo alle ex municipalizzate. Per il momento si tratta soltanto di un’ipotesi di lavoro, ma l’obiettivo sullo sfondo è ambizioso: creare un grande polo nazionale del waste to energy con numeri e know how di prim’ordine, anche in Europa. Una strada da percorrere, come riportato dall’agenzia Radiocor, rilevando quote di minoranza (ma con poteri di governance) dalle principali utility locali, che negli ultimi anni, assediate dalle richieste di dividendi dei soci pubblici, devono fare i conti con un crescente indebitamento e faticano sempre più a investire nelle aree di crescita più redditizie.
Anche in quest’ottica, a settembre, il Fondo strategico ha firmato un’intesa per entrare col 6% nella bolognese Hera dopo che quest’ultima si sarà fusa con Acegas-Aps, l’utility di Trieste e Padova. L’investimento di Fsi, pari a 100 milioni, è sì legato agli ottimi fondamentali del gruppo energetico, nonché all’ipotesi, per la verità un po’ scemata negli ultimi mesi, di creare una grande multiutility del Nord. Ma presuppone anche un forte interesse per il business ambientale della nuova entità che, al netto delle possibili sinergie, grazie a nove termovalorizzatori diventerebbe il leader nazionale con ricavi per 870 milioni, un margine operativo lordo di 230 milioni e quasi 5,5 milioni di tonnellate di rifiuti smaltiti ogni anno. Un sorpasso sull’attuale leader A2A, che con un fatturato 2011 di 823 milioni e un mol di 287 milioni nel waste to energy, potrebbe altresì stuzzicare gli appetiti del Fondo guidato da Maurizio Tamagnini, nonché di altri investitori istituzionali stranieri che avrebbero già acceso un faro sul dossier. Domani, il consiglio di gestione della multiutility inizierà a discutere il nuovo piano industriale, che potrebbe prevedere la valorizzazione (previa costituzione di una newco) del ciclo ambientale con eventuale apertura del capitale a un partner di minoranza. Un’operazione che, per redditività e caratteristiche, rispetterebbe le condizioni per investire richieste dallo statuto di Fsi, il quale ha da poco ricevuto una dotazione pari a un miliardo di euro per prendere posizione sulle ex municipalizzate.
Anche F2i, a breve, terminerà la prima parte della nuova raccolta (complessivamente pari a 1,2 miliardi) e il numero uno Vito Gamberale, a fine luglio, ha dichiarato che potrebbe buttare un occhio alle utility «nel caso qualcuna farà lo spin off di qualche area di business». Che l’interesse del Fondo infrastrutturale nei rifiuti sia concreto lo dimostra comunque la partecipazione, in alleanza con Iren, alla gara per il maxi termovalorizzatore in costruzione a Gerbido, alle porte di Torino, che vedrà oggi la presentazione delle offerte non vincolanti. In parallelo, anche se su questo fronte le trattative sono meno calde, F2i prosegue a studiare il possibile ingresso (con una quota di minoranza) nel capitale di Iren Ambiente, che vanta ricavi per 217 milioni e un mol di 42 milioni.
Insomma sia F2i che il Fondo strategico hanno già mosso le pedine sullo scacchiere del waste to energy e nei prossimi mesi potrebbero proseguire gettando le basi per la creazione di un polo nazionale del settore. Non è un mistero che lo studio commissionato dal ministro Corrado Passera a McKinsey, in cui si immaginava la nascita della Grande Utility Italiana, rimarcasse la necessità di forti investimenti sul ciclo ambientale, considerato come «un settore di crescita importante per il Paese».

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