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Utility, anche Iren alla svolta fintech Debutto nei pagamenti elettronici

Anche Iren è pronta a entrare nel business dei pagamenti elettronici. La multiutility emiliana si prepara a presentare entro questa settimana la documentazione alla Banca d’Italia per richiedere l’autorizzazione a operare come istituto di pagamento. Si tratta della seconda azienda di energia elettrica italiana che si fa avanti con la vigilanza bancaria per debuttare direttamente (e dunque senza delegare l’attività attraverso accordi a operatori terzi) nel mondo dei pagamenti liberalizzato con l’entrata in vigore della direttiva Psd2, che diventerà pienamente operativa il 14 settembre.

La prima a farsi avanti con Bankitalia era stata Enel X, la società dei servizi innovativi del gruppo Enel, che aveva ottenuto a fine 2018 l’autorizzazione a operare come Imel, istituto di moneta elettronica. Il progetto al quale sta lavorando Iren prevede invece l’autorizzazione a operare come istituto di pagamento; la differenza è in una più ridotta gamma di servizi di tipo bancario che sarà abilitata a fare (l’Imel può anche emettere carte di credito e concedere prestiti entro i 12 mesi). L’istituto di pagamento potrà svolgere in ogni caso l’attività principale che la Psd2 liberalizza: la possibilità, cioè, di accedere ai dati del conto corrente dei clienti – solo su loro espressa autorizzazione – per disporre in modo diretto addebiti e accrediti senza passare attraverso carte di credito e domiciliazioni bancarie. Una volta ottenuto questo pass l’utility potrà gestire direttamente le bollette elettriche (anche per limitare i casi di mancato pagamento) e soprattutto utilizzare questo prezioso strumento (che passa attraverso le app telefoniche) per vendere ai clienti molti altri servizi, anche innovativi e digitali. Nel caso di Enel X, i pagamenti elettronici serviranno per supportare i servizi legati alla mobilità elettrica (le ricariche) e saranno il punto di partenza per veicolare molte altre iniziative.

Anche Iren, alla stregua di quanto fatto da Enel, si è avvalsa del supporto e del know how di Sia, la società delle infrastrutture di pagamento controllata da Cdp e Poste Italiane. Sia ha offerto la consulenza per scegliere quale modalità prevista dalla Psd2 utilizzare (è possibile anche limitarsi a fare l’aggregatore di servizi, che semplicemente propone al cliente una razionalizzazione degli strumenti e prodotti finanziari collegati al conto corrente) e ha fornito la piattaforma per i pagamenti.

La multiutility emiliana annuncerà l’iniziativa tra due settimane, in occasione della presentazione del piano industriale. E sarà soltanto la prima delle aziende elettriche locali a compiere questo passo. La conterranea Hera è già avanti: secondo le indiscrezioni la partnership con Sia è già in essere e l’orientamento sarebbe quello di richiedere l’autorizzazione a operare come Imel.

Anche Acea segue a ruota: l’azienda capitolina sta per avviare un beauty contest per selezionare il consulente strategico che dovrà aiutarla a scegliere quale percorso seguire, se istituto di pagamento o Imel. C’è da scommettere che anche in questo caso tra i partecipanti ci sarà Sia. Gli istituti di pagamento, come del resto le Imel, sono assoggettati a un regime di regolamentazione e controllo analogo a quello degli altri intermediari vigilati (requisiti all’accesso, regole sul capitale, presidi organizzativi).

Anche A2a ha avviato le valutazioni su queste nuove opportunità di business, iniziando test su alcune tipologie di pagamento. Eni invece ha preferito chiudere un accordo per gestire questi servizi con Postepay, che a sua volta è già stata autorizzata da Bankitalia a operare come Imel. In tutto questo il sistema bancario, obbligato dalla Pds2 a liberalizzare l’ultimo miglio dei conti correnti, guarda con attenzione all’evoluzione del mercato. Se le banche stanno stringendo accordi con le società del fintech per evolvere anche i loro servizi, sono preoccupate dalla concorrenza di coloro che possono combinare flessibilità e innovazione tecnologica (anche perché non hanno la legacy della regolazione bancaria e degli Npl) con un grande numero clienti. Questo vale per le Big Tech come Google e Amazon, ma anche per le utility grandi e piccole.

Laura Serafini

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