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Utili Unicredit a quota 406 milioni Ghizzoni: nessun aumento di capitale

Unicredit batte le attese degli analisti con 406 milioni di utili trimestrali e ribadisce che non serve un aumento di capitale, che pure il mercato continua a considerare necessario. Il risultato netto è in calo del 20,8% rispetto a un anno fa (dopo ricavi sostanzialmente stabili a 5,5 miliardi grazie all’aumento nelle commissioni) ma superiore alla stima degli analisti di 379 milioni. E sarebbe stato anche più alto, 640 milioni, se Unicredit non avesse spesato la ristrutturazione in Austria e Italia. Ma i costi sono funzionali al piano strategico di novembre, sul cui successo l’amministratore delegato, Federico Ghizzoni, si gioca la permanenza alla guida della banca.

Le voci di un pressing di alcuni soci per la sostituzione del capoazienda sono state riprese dal Financial Times ma ieri Ghizzoni si è definito «tranquillo: mi focalizzo sull’attività della banca e mi sembra che i risultati siano buoni. Un cambiamento o meno non è una decisione del management ma dei soci». Il banchiere ha negato ancora una volta che la banca ricorrerà a un aumento di capitale, pur ribadendo la necessità di rafforzarlo. Oggi il livello patrimoniale è di 10,85% (il «core tier 1»), considerato basso ma comunque superiore ai minimi imposti da Bce: «Il mercato è ovvio che faccia domande, non è paziente, ma noi dobbiamo rispondere giorno per giorno. E andiamo avanti per la nostra strada», ha detto Ghizzoni. L’obiettivo al 2018 è arrivare a un patrimonio dell’11,50%. Non ci sono solo gli utili per aumentare il capitale: se sarà necessario, ha spiegato Ghizzoni, il gruppo è in grado di cedere asset non profittevoli o non strategici, «le valutazioni le facciamo ogni mese». Un esempio è quello appena realizzato con successo da Intesa Sanpaolo con Setefi (carte di pagamento), ha ricordato. Sono ancora aperti intanto i cantieri dell’integrazione tra Pioneer e Santander asset management – «I tempi sono lunghi ma noi diamo per scontato che l’operazione si faccia» – e quello della cessione della ucraina Ukrsotsbank, atteso per il terzo trimestre. Da Pioneer il piano stima ulteriori 25 punti base di patrimonio.

Ieri il titolo ha chiuso in calo dell’1,47% a 2,95 euro. In un anno il calo è stato del 54%, e sull’andamento ha pesato anche la massa di crediti deteriorati lordi (npl), 79 miliardi di euro. Numeri che Ghizzoni vede però in miglioramento: i crediti deteriorati netti sono calati del 7,1% in un anno (e del 2% da dicembre) a 38,1 miliardi. Le sofferenze nette crescono «leggermente» a 20,2 miliardi con un miglioramento della copertura al 61,2%. E soprattutto il rapporto sofferenze nette/crediti è stabile a 4,2%. Prosegue inoltre la vendita di npl: in tre anni ne sono stati ceduti 10 miliardi e l’obiettivo quest’anno è di 2 miliardi e anche oltre (500 milioni nei primi 4 mesi). Tra i possibili acquirenti potrebbe esserci il neonato fondo Atlante.

Altro nodo caldo, l’aumento della Popolare di Vicenza, pregarantito da Unicredit e poi coperto al 99,3% da Atlante: «Sono state dette molte inesattezze», ha detto Ghizzoni, «i fatti hanno dimostrato che non c’era la possibilità di fare un’operazione di mercato. Credo che il cda e il comitato abbiano apprezzato l’informativa che abbiamo dato e capito il significato di questa operazione. Volterei pagina, guardiamo positivamente al fatto che si sia risolto il problema».

Fabrizio Massaro

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