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Utili Ubi in crescita oltre le attese

Da una parte l’ottimo andamento delle commissioni. Dall’altro la riduzione del costo del credito. È in questo contesto che Ubi ha portato a casa un utile trimestrale di 75,9 milioni di euro, superiore del 30,6% rispetto a quello realizzato nello stesso periodo del 2014. Un risultato che ha permesso di superare il consensus degli analisti (fissato a 71,3 milioni, secondo la banca dati Bloomberg) e che di fatto ha permesso al titolo di strappare al rialzo in Borsa, con una crescita del 4,87%, a 7,43 euro.
Nel dettaglio, Ubi ha realizzato proventi operativi per 866 milioni, in crescita dell’1,5% sull’anno precedente. Decisivo, come detto, l’apporto del fronte commissionale. In virtù del boom del risparmio gestito e del buon andamento dei mercati, le commissione nette si sono attestate a 341,2 milioni, in salita del 13,7%. La performance ha così compensato l’andamento del margine di interesse che, complice la fase di tassi rasoterra, ha registrato una contrazione del 5,3% sull’anno precedente, a quota 430 milioni. Stabili invece gli oneri operativi, a quota 521,4 milioni.
Dal punto di vista patrimoniale, nel primo trimestre la banca guidata da Victor Massiah ha registrato una contrazione degli impieghi verso la clientela, che ammontano a 84,6 miliardi, -1,2% su dicembre 2014. L’esito però è un ulteriore miglioramento dei ratio patrimoniali: il common equity tier 1 ‘phased in’ è pari al 12,45% contro il precedente 12,33%, mentre il dato stimato a regime è pari al 12,2% contro l’11,5%. Dati che segnalano una forza patrimoniale tra le più rilevanti a livello italiano e che potrebbe tornare utile sia in vista di una nuova, ipotetica, stretta da parte dei regulator europei che di una acquisizione, che per ora non è però sul tavolo. «Preferisco essere criticato per essere troppo ‘fat’ sul capitale piuttosto che troppo ‘slim’. Per il momento rimaniamo ‘fat’ e orgogliosi di esserlo», ha detto Massiah in conference call con gli analisti. A proposito di un’eventuale fusione (da tempo sul mercato Mps è definito come il target in pole position), Massiah ha sottolineato che «una cosa è parlare e una cosa è aprire una vera trattativa. Questo al momento non c’è». Il manager ha poi affermato di lavorare su un eventuale progetto di razionalizzazione della struttura societaria, anche attraverso l’acquisizione delle minorities di alcune banche controllate.
Da segnalare infine, a proposito del trimestre, un calo delle rettifiche su crediti, scese a 190,2 milioni da 198,6, per un costo del credito annualizzato di 90 punti base, mentre crescono le coperture complessive dei crediti deteriorati, al 27,7%, +0,6% rispetto a fine 2014.

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