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Utili JP Morgan in calo, pesano costi legali e trading

JP Morgan inaugura la stagione dei bilanci trimestrali delle grandi banche americane con conti in calo e deludenti. E contribuisce alla caduta di Wall Street, scossa da preoccupazioni per le sorti dell’economia e dei mercati globali.
La principale banca Usa per asset ha accusato una flessione dei profitti del 6,6% a 4,93 miliardi di dollari, spingendo le quotazioni dell’istituto in ribasso del 4,5%. Gli utili per azione si sono fermati a 1,19 dollari rispetto agli 1,31 dollari previsti dagli analisti. Sui conti hanno pesato scivoloni del trading nel reddito fisso, dovuti alle forti tensioni degli ultimi mesi negli scambi. Ma anche spese legali più elevate delle attese – 990 milioni contro i 400 ipotizzati – davanti alle continue inchieste delle autorità sull’istituto e in particolare all’attesa quest’anno di una nuova sanzione sulla manipolazione delle valute da parte del Dipartimento della Giustizia. Anche le revenue sono state inferiori alle previsioni: -2,8% a 22,51 miliardi con le entrate su “managed basis” arretrate del 3% a 23,55 miliardi contro pronostici di 23,64 miliardi.
I più stabili risultati di un’altra grande banca, Wells Fargo, non hanno mitigato il nervosismo che contagia l’intero settore. L’istituto ha riportato una performance in linea con le attese, con profitti lievitati del 2% a 5,71 miliardi e utili per azione di 1,02 dollari. Le entrate sono salite del 4% a 21,44 miliardi rispetto ai 21,23 miliardi attesi. Secondo gli analisti, però, le entrate dei 6 principali istituti Usa dovrebbero essere diminuite del 9% negli ultimi tre mesi e gli utili per azione potrebbero essere scesi dell’82%. I profitti netti, stando a FactSet, sarebbero calati dell’1,7%. Per l’intero 2014, inoltre, le entrate dovrebbero essere lievitate dell’1% ma con utili per azione in ritirata del 39%.
Fin da dicembre numerosi dirigenti di Citigroup, Bank of America e JP Morgan avevano messo in guardia dell’impatto del difficile clima di trading. L’eccessiva volatilità sia in Borsa che nei rendimenti delle obbligazioni spaventa gli investitori e lascia le banche con posizioni in perdita. Dall’inizio del trimestre scorso, così, gli analisti hanno tagliato le stime sulle banche: dal 7,1% per la stessa JP Morgan al 91% di Citigroup, una revisione che tiene conto della recente decisione dell’istituto di aumentare significativamente le riserve legali. Nè le sfide sono finite per il settore: in futuro alcune banche potrebbero risentire del calo del petrolio, con default e frenate dei prestiti nel settore dell’energia, in passato tra i motori della crescita.
JP Morgan, in risposta alla delusione trimestrale, ha ugualmente rivendicato un anno robusto. L’ad Jamie Dimon ha sottolineato che il 2014 è stato «record per profitti e utili per azione», rispettivamente a 21,8 miliardi, in rialzo dai 17,9 miliardi del 2013, e a 5,29 dollari rispetto a 4,35 dollari. Le entrate sono lievemente scivolate del 2% a 94,2 miliardi. Dimon ha anche respinto ipotesi di un breakup della banca per valorizzarla: «Non ha senso compiere vasti interventi chirurgici quando abbiamo forti rendimenti». JP Morgan, ha assicurato, grazie alla sua diversificazione non risentirà della crisi del greggio, che sull’economia avrà comunque un impatto “misto”. Ed è «ben posizionata» per avvantaggiarsi di rialzi dei tassi da parte della Fed, che prevede quest’anno. L’ad non ha mancato di invitare le autorità di regolamentazione a essere meno aggressive: ha detto che la banca si è sentita a volte “assediata” da molteplici authority sulla medesima vicenda.
I conti del periodo conclusivo del 2014, tuttavia, sono stati sotto pressione. Le entrate dalle attività sui mercati sono diminuite del 13% a 3,64 miliardi, con il reddito fisso, tradizionale punto di forza del trading, che ha sofferto un -23%a 2,5 miliardi e, anche escludendo dismissioni quali le attività fisiche nelle commodities, del 14%. Le riserve a fronte di crediti a rischio sono salite a 840 milioni da 104 milioni. Sono invece aumentate dell’8,4% le entrate da investment banking a 1,81 miliardi di dollari.

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