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Utili in crescita per Unicredit e Intesa

Utili in crescita nel terzo trimestre del 2014 per le due più grandi banche italiane, Unicredit e Intesa Sanpaolo, ma più per una riduzione delle svalutazioni sui crediti problematici che per un sensibile aumento dei ricavi. Una tendenza che emerge soprattutto dai numeri dell’istituto guidato da Federico Ghizzoni, che archivia i tre mesi con utili di 722 milioni, contro i 204 dello stesso periodo del 2013 e i quasi 500 preventivati dagli analisti. A spingere il risultato soprattutto le rettifiche sui crediti, che hanno pesato meno sui conti scendendo da 1,48 miliardi a 754 milioni. Giù anche i ricavi, nel trimestre passati da 5,66 a 5,55 miliardi nonostante la crescita degli interessi netti (da 3,03 a 3,12 miliardi) e quella delle commissioni (da 1,79 a 1,85 miliardi). Per gli analisti, proprio l’andamento dei ricavi ha contribuito a fare scattare le vendite in Borsa, dove Unicredit ha ceduto il 3,3%, in coda al listino principale. Intesa ha, invece, perso lo 0,18% nel giorno il cui ha annunciato un utile del terzo trimestre di 483 milioni, meglio sia dei 218 milioni dello stesso periodo del 2013 sia delle attese (310 milioni).
L’istituto guidato da Carlo Messina, a differenza di Unicredit, ha assistito a un lieve rialzo dei ricavi, a 4,21 da 4,15 miliardi, spinti soprattutto dalle commissioni, balzate da 1,48 a 1,65 miliardi, e dagli interessi netti (da 2,03 a 2,11 miliardi). Anche per Intesa calano, sia pure in maniera meno marcata della concorrente, le rettifiche sui crediti, da 1,47 a 1,25 miliardi. «L’impressione – commenta Vincenzo Longo di Ig – è che le due banche abbiano sostanzialmente beneficiato del rallentamento della crescita delle sofferenze e del miglioramento dei prezzi dei Btp tra giugno e settembre». A riguardo, Intesa ha ridotto l’esposizione sui titoli di Stato italiani dai 61,5 miliardi al 31 dicembre del 2013 a 44,6 miliardi a fine settembre, mentre l’ad di Unicredit Ghizzoni ha fatto sapere che il portafoglio di Btp e simili è stabile a 51 miliardi dai trimestri precedenti. In scia ai conti, l’ad di Intesa Messina ha confermato la distribuzione di almeno 10 miliardi di dividendi nei prossimi quattro anni, mentre Ghizzoni ha prospettato la possibilità di un innalzamento della cedola per gli azionisti di Unicredit.
Numeri del terzo trimestre ie- ri anche per il Banco Popolare, che ha perso quasi 128 milioni contro l’utile di poco più di 9 milioni dello stesso periodo del 2013, per colpa soprattutto di una crescita delle svalutazioni dei crediti, quasi raddoppiate da 246 a 445 milioni. L’istituto guidato da Pier Francesco Saviotti, con i conti, ha annunciato la chiusura di 112 filiali entro fine esercizio «per eliminare sovrapposizioni » e ridurre i costi. Intesa, Unicredit e il Banco hanno superato gli stress test della Bce, mentre una delle due bocciate, Mps, alzerà il velo oggi sui conti. Gli analisti si aspettano in media un “rosso” da 200 milioni nel terzo trimestre, ma l’incognita è rappresentata dagli aggiustamenti legati alle rilevanti rettifiche sui crediti indicate dalla Bce nella radiografia degli attivi di bilancio (Aqr). L’altra bocciata agli stress test, Carige, ieri in serata ha annunciato di avere chiuso i nove mesi al 30 settembre con perdite per 328,8 milioni, dato su cui hanno pesato sia componenti straordinarie sia gli aggiustamenti individuati dalla Bce con gli Aqr.
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