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Utili e dividendi a zero: l’aumento dei rischi frena anche la Bundesbank

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico. Il pareggio è dipeso dal forte aumento dei rischi, per default e tassi d’interesse, come conseguenza dell’incremento delle dimensioni del bilancio per contrastare la crisi del coronavirus. Lievitati di 2,4 miliardi gli accantonamenti a quota 18,8 miliardi. Per la prima volta dal 1979, la banca centrale tedesca non distribuisce utili e lascia a secco le casse dello Stato federale. L’anno scorso i profitti erano stati pari a 5,8 miliardi.

Il bilancio “anomalo” della Bundesbank – un fatto raro – va inquadrato potenziamento delle misure di politica monetaria ampiamente accomodanti utilizzate per contrastare la pandemia, il programma di acquisti Pepp e la terza serie dei prestiti mirati TLTRO. Il bilancio della Buba è aumentato nel 2020 di 747 miliardi (+42% rispetto al 2019) raggiungendo quota 2.527 miliardi, una cifra pari a circa il 70% del Pil tedesco. Gli assets nel bilancio della banca centrale tedesca sono cresciuti di 1.500 miliardi (+150%) in cinque anni rispetto al 2015 quando è iniziato il quantitative easing con gli acquisti di titoli. L’aumento di 750 miliardi circa è composto da 265 miliardi di TLTRO III, 221 miliardi tra Pepp e acquisti non pandemici App, 240 miliardi per la liquidità riversata da altri Paesi europei e registrata in Target2.

Questa espansione del bilancio ha fatto crescere anche i rischi finanziari che il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ha indicato essenzialmente di due tipi: rischio di default, «perché abbiamo comprato un elevato ammontare di obbligazioni societarie» e i rischi legati all’andamento dei tassi d’interesse. La divergenza principale è tra i rendimenti dei titoli obbligazionari e titoli di Stato acquistati con App e Pepp che sono fissi, a medio e lungo termine, in parte negativi – che non generano alcun incasso di cedole ma sono un costo – e i tassi sulle passività che sono variabili. Nell’equazione entrano gli interessi delle TLTRO ( negativi fino a -1% ) e il tasso sui depositi Bce a -0,50% che difficilmente durerà tanto quanto i titoli di Stato extra-lunghi. L’aumento degli accantonamenti, pari a 2,4 miliardi, ha dunque azzerato gli utili: Weidmann ha spiegato che il calcolo dei rischi non è “politico”, dipende da modelli che sono trasparenti nel metodo e nelle regole ma diversi tra le banche centrali dell’Eurosistema. Per questo i bilanci non sono comparabili.

In quanto all’orientamento della politica monetaria, Weidmann ha confermando la necessità di mantenere le condizioni di finanziamento favorevoli in pandemia purché non diventino permanenti a fronte di alti debiti pubblici nazionali. Ha detto che gli spread non vanno azzerati artificialmente perché hanno una funzione. Ha indicato una exit strategy dell’accomodamento dopo la fine della pandemia che tenga conto anche dell’emergenza sanitaria, dei calo dei contagi e dell’allentamento graduale delle restrizioni, non solo del ritorno al normale utilizzo della capacità produttiva. Gli Stati dovranno rimettere in ordine i conti pubblici, post pandemia, con politiche fiscali sostenibili: dove però per Weidmann la exit fiscale avverrà dopo quella monetaria.

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