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Utili ai soci solo dopo accertamento su società

Per accertare degli utili distribuiti in capo ai soci, è necessario preventivamente accertare tali maggiori utili in capo alla società, venendo altrimenti a mancare il presupposto indefettibile per l’accertamento stesso, ovvero il «fatto costitutivo della pretesa tributaria». È illegittimo, dunque, l’avviso di accertamento che ipotizzi la percezione di maggiori utili societari in capo al socio, quando non sia stata preventivamente accertata la posizione della società di capitali, evidenziando in capo alla stessa un maggior reddito non dichiarato.

È il principio che si legge nella sentenza 2320/06/2017 della Ctp di Caserta (presidente Pasquale Troise, relatore Maria Teresa Onorato).

L’avviso di accertamento impugnato dinanzi ai giudici campani intendeva ricondurre a tassazione delle somme incassate da un contribuente, a titolo di restituzione di un finanziamento soci in precedenza erogato a una società di capitali da costui partecipata. A fronte di tali flussi di denaro, l’Agenzia delle entrate metteva in discussione la veridicità delle operazioni, sostenendo che si trattasse, in realtà, di una distribuzione occulta di utili, mascherata attraverso una restituzione del finanziamento soci.

La difesa di parte ricorrente insisteva principalmente su un motivo di doglianza: la società di capitali, infatti, non si era resa destinataria di alcun avviso di accertamento di maggiori utili; e per sostenere la distribuzione di utili in capo al socio, presupposto indefettibile è che l’esistenza di tali maggiori utili sia stata preventivamente accertata in capo alla società.

Proprio questo motivo ha fatto breccia nel pensiero della giudicante Ctp di Caserta, che ha accolto il ricorso e condannato l’Ufficio al pagamento delle spese di giudizio. I giudici della sezione 6 hanno richiamato un principio dettato dalla Corte di cassazione nell’ambito della distribuzione di utili per società a ristretta base partecipativa, secondo cui «è ammissibile la presunzione di distribuzione ai soci di utili extracontabili ove sussista, a carico della società medesima, un valido accertamento di utili non contabilizzati» (Cass. n. 5581 del 19/3/2015). Analogo principio, spiega la Ctp, deve valere nel caso di specie, vertendosi altrimenti in una situazione di doppio grado di presunzione (presumptio de presumpto) non consentita dalla legge.

Nicola Fuoco

[omissis] N. A., patrocinato inizialmente dall’Avvocato L. M., officiato con procura in calce, indi sostituito dai dott. Benito e Nicola Fuoco, giusta procura in calce alla memoria illustrativa depositata il 22 marzo 2017, dopo avere presentato istanza di accertamento con adesione in data 26 maggio 2016, nella successiva data dell’8 novembre 2016 si costituiva in giudizio ( )

Le contestazioni hanno in primo luogo riguardato la tesi percorsa dall’Ufficio secondo cui le somme accertate in entrata dalla società G. M., cui sarebbe stata estesa una verifica di coerenza esterna, celerebbero redditi da capitali derivanti da utili occultati e distribuiti ai soci, piuttosto che avere la consistenza di restituzione dei finanziamenti da soci e non.

La difesa del contribuente ha molto insistito sul fatto che, in mancanza di accertamento a carico della società ridetta, l’operazione dell’Ufficio sarebbe trascesa in una mera presumptio de presumpto non consentita e tale da non poter assurgere a prova contro il contribuente.

Il ragionamento dell’Ufficio, poiché carente alla fonte, in altre parole, non consentirebbe di annettere alla ricostruzione come operata quei caratteri di gravità, precisione e concordanza che possano far ritenere le operazioni descritte sintomatiche di rilevanza fiscale. Con tale analisi la Commissione concorda.

Ripetutamente la Corte regolatrice ha affermato il principio di specularità tra la condizione della società e quella del socio e affrontato le interazioni tra gli accertamenti a carico dell’una e dell’altro.

Ripetutamente si è sostenuto, per esempio, che «In materia di imposte sui redditi, nell’ipotesi di società di capitali a ristretta base sociale è ammissibile la presunzione di distribuzione ai soci di utili extracontabili ove sussista, a carico della società medesima, un valido accertamento di utili non contabilizzati, che ricorre anche quando esso derivi dalla quantificazione dei profitti contenuta in altra sentenza, pronunziata nei confronti della società, non ancora passata in giudicato, sicché, in tale evenienza la decisione nei confronti dei soci non viola l’art, 2727 c.c.» (Cassazione civile sez. 6-5, ordinanza n. 5581 del 19/3/2015).

L’adamantino ragionamento induce la Commissione a ritenere che il mancato accertamento di utili occulti in capo alla G. M, non attinta da alcun avviso in tal senso, si ripercuota sull’attività accertativa nei confronti del socio, atteso che la presunzione di distribuzione tra i soci degli utili extracontabili di una società genera, in tal modo, una doppia presunzione che invece è vietata dalla legge.

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